A Ginevra, tra cauti segnali di distensione, un nuovo sforzo diplomatico per trovare un accordo tra l’Onu e l’Iran sull’arricchimento dell’uranio. Si tratta del primo round dei colloqui sotto la presidenza di Hasan Rohani, che ha dimostrato, rispetto al suo predecessore Mahmud Ahmadinejad, qualche spiraglio di apertura. I rappresentanti del gruppo 5+1 (membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu più la Germania) hanno avuto una “reazione positiva” rispetto alla proposta avanzata dalla delegazione iraniana, guidata dal ministro degli Esteri Javad Zarif, per risolvere la controversia sul nucleare di Teheran. Lo ha detto il vice ministro iraniano degli Esteri, Abbas Araghchi. Iran e 5+1 sono riuniti oggi e domani a Ginevra, dove l’atmosfera dei colloqui “è positiva”, ha aggiunto il vice ministro, spiegando che i dettagli della proposta iraniana “saranno discussi nel pomeriggio”. “Abbiamo sentito questa mattina  la presentazione del ministro degli Esteri iraniano Zarif. E’ stata molto utile“. Lo ha dichiarato Michael Mann, portavoce dell’Alto rappresentante della politica estera della Ue, Catherine Ashton

Mann non ha fornito i dettagli della proposta iraniana, precisando che gli esperti che accompagnano la Ashton a Ginevra e gli inviati dei 5+1 la stanno analizzando. “Mi auguro che sia realmente arrivato il tempo di risultati tangibili“, ha detto Mann. La presentazione della proposta iraniana è durata circa un’ora e si è svolta in inglese con il supporto di Power Point, ha aggiunto Mann. Il pacchetto di proposte iraniane al 5+1 di Ginevra si intitola ‘An end to unnecessary crises, a beginning to new horizons’ (Una fine delle crisi non-necessarie, un inizio di nuovi orizzonti). Lo riferisce l’agenzia semi-ufficiale iraniana Isna. “Speriamo che l’Iran presenti proposte costruttive e concrete”, ha aggiunto. “Speriamo che si tratterà di due giornate produttive”, ha auspicato parlando di “cauto ottimismo” e di senso di “determinazione”.

Le attuali negoziazioni sono un proseguimento dei colloqui iniziati 10 anni fa tra Iran, Francia, Regno Unito e Germania. Usa, Russia e Cina si sono aggiunti tre anni dopo. I colloqui sono andati avanti a singhiozzo per anni, con i Paesi occidentali che a più riprese hanno respinto la richiesta di Teheran affinché venisse riconosciuto il suo diritto di arricchire uranio per propositi pacifici. Ora il 5+1 è pronto ad accettare una forma di arricchimento, ma solo se l’Iran accetterà una rigorosa supervisione internazionale, limiterà le dimensioni del suo programma e consegnerà all’estero le sue riserve di uranio arricchito.

L’Iran vuole l’eliminazione delle sanzioni internazionali che stanno danneggiando le sue esportazioni petrolifere e le sue transazioni finanziarie. Prima dei colloqui, alcuni funzionari hanno suggerito che Teheran potrebbe essere pronta a fermare l’arricchimento al 20%, livello precedente a quello necessario per produrre armi. Inoltre, si sono detti pronti a dare agli esperti dell’Onu una maggiore possibilità di controllo sul proprio programma nucleare. Ma ciò non è abbastanza per il gruppo 5+1, che vorrebbe tagli a tutte le attività di arricchimento. Questo significa limitare il numero e il tipo di centrifughe necessarie a lavorare l’uranio, che ora sono 10mila. Inoltre vorrebbe che l’Iran consegnasse in mano straniera tutto l’uranio arricchito che non è necessario ad attività pacifiche verificabili. Tuttavia, il vice ministro Araghchi ha fatto sapere che Tehran non invierà mai all’estero i materiali. Inoltre, il gruppo vorrebbe che l’Iran chiudesse la centrale di Fordo e che sospendesse la costruzione del reattore che produrrà plutonio.

A invitare all’intransigenza sulla questione nucleare dell’Iran è soprattutto il suo principale avversario, Israele. Le sanzioni contro l’Iran non vanno allentate così come il programma nucleare di Teheran deve essere ritirato. Questa la posizione che Israele ribadisce alle potenze occidentali all’avvio a Ginevra dei negoziati tra l’Iran e i paesi del gruppo 5+1. La linea è stata messa a punto ieri in una riunione a Gerusalemme del Gabinetto di Sicurezza del premier Benyamin Netanyahu. Si sostiene nel documento,votato all’unanimità, che Israele non si oppone ad un programma nucleare iraniano “pacifico”, ma “come è stato mostrato in molti paesi, dal Canada all’Indonesia, programmi pacifici non richiedono l’arricchimento di uranio o la produzione del plutonio”.