Sabato a Piazza del Popolo c’era la parte migliore di una certa Italia: più di 200 associazioni nazionali e locali, comitati, movimenti come Legambiente, Arci, Fiom, Libertà e Giustizia, Emergency, Anpi, Comitati Dossetti perla Costituzione, Articolo 21, Papillon, Agende Rosse, la Scuola di formazione politica Antonino Caponnetto, Antigone, solo per citarne alcuni. Sul palco si alternavano, coordinati dalla Bonsanti, esponenti della cultura, dell’accademia, della Politica: Zagrebelsky, Landini, Don Ciotti, Strada, Rodotà. Tra il pubblico, due sorprese: anzitutto i numeri, al di sopra delle aspettative per un tema per sua natura minoritario come la difesa della Costituzione. Poi le tante bandiere rosse a testimonianza di una sinistra orfana di rappresentanza decente; con qualche disagio di fronte a “nemici” come sono considerati, in certe cerchie, i giornalisti de il Fatto Quotidiano o una parte residuale di Repubblica.

Mancava il Pd, impegnato, come sempre, in lotte intestine: quel che resta del “partitone” cerca di proporre uno con un nome che nessuno sa pronunciare e un volto che nessuno ha mai visto, auto-condannandosi a un ruolo di minoranza interna. Vano tentativo di arginare Renzi, l’alieno che si sta asfaltando una larghissima vittoria al congresso con una serie di mosse furbette. Con l’ultima cavalca il legittimo risentimento della stragrande maggioranza dei cittadini che ritengono l’amnistia, nella migliore delle ipotesi, una resa dello Stato che non ce la fa a gestire, attraverso i normali procedimenti politico-legislativi, il problema cruciale della giustizia.

A dispetto di molti suoi militanti delusi, il Pd ufficiale, ispirato dal suo più anziano e autorevole rappresentante, attuale Presidente della Repubblica, è spinto sulla china di un’esperienza di governo in cui dimostra tutto il suo autolesionismo. Perso completamente il contatto con la realtà, preferisce confrontarsi con i Brunetta, Schifani, Casini, all’uopo Formigoni, le Santanchè, Carfagna, Gelmini, Mussolini (viva le donne), i Razzi e Scilipoti: tutta gente che, in un impeto d’ottimismo, si può dire che con un normale sistema elettorale nessuno mai voterebbe.

Avendo codici comuni interni ai palazzi, quei soggetti sono riconosciuti come interlocutori, avversari con cui confrontarsi e, se serve, si può e si deve collaborare per il bene del paese. Cosa completamente diversa è la piazza del popolo (a volte i nomi…): lì il partito “democratico” non può stare con chi difende la Costituzione che loro stanno provando a cambiare insieme a Berlusconi.