Oggi vorrei raccontarvi una piccola storia riguardante il mondo della cooperazione internazionale, per molti di voi probabilmente poco significativa, per spiegarvi i guasti che in tutti i settori della vita italiana vengono causati dal continuo cambiamento della programmazione di spesa delle risorse pubbliche dello Stato, dettata da fini elettorali o dall’ansia di ogni nuovo Governo di mostrare discontinuità con il precedente.

Durante il governo Monti, grazie allo sforzo congiunto dell’allora Ministro degli Esteri Terzi e del Ministro per la Cooperazione Riccardi, si misero in sicurezza risorse per finanziare gli interventi di aiuto allo sviluppo per l’anno 2013 e per gli anni a seguire, con uno stanziamento preciso definito ex ante. Pur essendo le risorse ovviamente insufficienti e ben al di sotto dell’obiettivo 0.7 per cento del Pil consensuato a livello internazionale, il fatto di avere certezza dello stanziamento ha spinto – insieme ad altri fattori – il Ministero degli Esteri a modificare le regole di concessione dei finanziamento alle Organizzazioni Non Governative, imponendo finalmente la procedura del bando pubblico.

Tutti noi operatori del settore abbiamo programmato gli interventi nei Paesi in cui operiamo ragionando sul budget generale a disposizione, sapendo ovviamente quanto la competizione per ottenere i fondi sia alquanto dura, ma decidendo di promuovere alcuni progetti in base a una possibile continuità dettata dalle risorse bloccate dal Governo Monti. A settembre è uscita la graduatoria delle Ong che hanno ottenuto il primo finanziamento e il Ministero degli Esteri aveva programmato un secondo bando entro la fine dell’anno o all’inizio dell’anno prossimo. Ora, nell’ultimo incontro di due settimane fa promosso con la rappresentanza delle Ong del Direttore Generale della Cooperazione allo Sviluppo Giampaolo Cantini – persona che ha molto a cuore il lavoro delle Ong e che, sono certo, subisce quanto noi questa dinamica – ci è stato comunicato che le disponibilità finanziarie della Cooperazione allo sviluppo per il 2014 potrebbero subire un profondo ridimensionamento, in quanto l’incremento ottenuto dal Governo Monti per il 2013 rischia di essere vanificato insieme agli impegni di progressiva crescita negli anni, anche perché ritenuto dal Ministero del Tesoro un impegno ‘una tantum’.

Cosa significa questo? Significa che alcune organizzazioni, che hanno avviato programmi pluriennali in previsione di garantire continuità dell’intervento con le risorse messe a disposizione, condizione essenziale per svolgere un lavoro di qualità nei Paesi in via di sviluppo, potrebbero trovarsi a dover disdire certi impegni, interrompere alcuni progetti e forse uscire dal Paese in cui operano. Conosco già l’obiezione! Si sta tagliando dappertutto – vedi anticipazioni della Legge di Stabilità odierna sul massacro della sanità pubblica – e quindi, a maggior ragione, anche sulla Cooperazione. Il mio discorso è un altro: non si può vivere e lavorare in un paese dove non vi è certezza di una programmazione finanziaria e di risorse almeno a medio termine. Perché nessuno avrà più il coraggio di investire, nessuno avrà l’ardire di lanciare nuove iniziative e finiremo tutti con un’attitudine conservativa dell’assenza di rischio e mantenimento dello status quo, senza accorgerci – come la rana bollita a fuoco lento nel pentolone di acqua – che stiamo lentamente affondando.

Pago anche io l’Imu, come voi. E, come voi, mi fa comodo non pagarla sulla prima casa, sono soldi che posso destinare ad altro utilizzo di più immediato beneficio per me e le mia famiglia (un week-end fuori porta, qualche cena al ristorante, teatro e cinema). Ma poi mi rendo conto che, sul lungo periodo, questo incessante balletto di provvedimenti economico-finanziari nuovi e smentiti, questa gara a chi fa la concessione più evidente al cittadino a livello fiscale, ha un’unica conseguenza. Che sul breve ne godiamo i frutti, ma sulla distanza tutto questo ci toglie sicurezza, affidabilità e credibilità, soprattutto a livello internazionale. Ne vale davvero la pena?