Incontri terapeutici per “razzisti, sessisti, immigratofobici”, “leghisti e non”. E’ questo il progetto avviato dall’associazione Annassim di Bologna, le donne native e migranti “delle due sponde di Mediterraneo”, fondatrici di un gruppo nato nel 2003 allo scopo di “favorire il confronto e il dialogo tra appartenenti alle diverse culture”, per contrastare “esclusione sociale” e “conflittualità violenta”. “Il razzismo è una forma di ignoranza – spiega Lella Di Marco, ex insegnante bolognese di 75 anni – e all’ignoranza si risponde con la conoscenza”.

E proprio “la conoscenza”, sotto forma di corsi di riabilitazione, è la soluzione che le donne di Annassim, tutte volontarie e professioniste – tra loro ci sono pedagogiste, sociologhe, docenti, psichiatre, antropologhe linguiste ed esperte della comunicazione – hanno scelto per “il problema socioculturale dell’Italia” e per il razzismo di stampo “leghista”. “L’idea ci è venuta prima dell’estate – continua Di Marco – quando sui giornali si leggeva degli attacchi e degli insulti che esponenti della Lega Nord rivolgevano all’indirizzo del ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge”. Come la frase di Dolores Valandro, l’ex consigliera di quartiere di Padova che su Facebook scrisse, in riferimento a Kyenge, “mai nessuno che se la stupri”. O come il paragone offensivo del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, che dal palco di Treviglio spiegò: “quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di un orango”. E, ancora, l’episodio delle banane a Cervia, i manifesti affissi dai militanti di Forza Nuova a ogni visita del ministro in una città italiana, gli attacchi del leghista Mario Borghezio. “Io credo che quelle persone non siano in sé colpevoli – spiega l’insegnante – è solo che appartengono a una cultura che non sa distinguere ciò che è bene da ciò che è male”.

Da qui l’idea dei corsi che, precisa la Di Marco “saranno completamente a costo zero per il Comune di Bologna”. “Il problema – si legge sul volantino che annuncia l’iniziativa, una lettera aperta rivolta, tra gli altri, a Calderoli e ‘agli altri leghisti’, ma anche ai gruppi parlamentari, a Grillo e Casaleggio, e al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – è drammatico sul piano culturale, politico e sociale. Sappiamo che non ci sono scuse che bastino per azioni che istigano all’odio e alla violenza, ma non possiamo essere indifferenti di fronte alla stupidità e all’ignoranza”.

L’appello e l’iniziativa non sono naturalmente piaciuti alla Lega Nord di Bolohna, che al progetto ha risposto suggerendo “corsi di educazione civica per rom e immigrati, che hanno addirittura la pretesa di venire a insegnarci le regole, in casa nostra”. “Siamo al paradosso, si vede che hanno tempo da perdere” ha dichiarato il consigliere comunale e regionale del Carroccio Manes Bernardini, “a quanto pare il sodalizio di immigrate ha presentato domanda di contributo in Comune per l’iniziativa scaccia-leghisti. Attendiamo al varco il sindaco Virginio Merola, ci dica quali intenzioni ha. Se prova a mettere mano al portafoglio pubblico per dare anche solo un euro di contributo a questa roba siamo pronti alla guerra”.

La Lega, fa sapere il Carroccio, è comunque pronta ad accettare la sfida lanciata dalle donne di Annassim: “Siamo talmente sicuri e convinti delle nostre idee che non abbiamo alcun problema a sottoporci al ‘trattamento’: due dei ‘nostri’ parteciperanno alle sedute. Alla fine saranno quelli dell’associazione a doversi convertire, ne sono straconvinto”. Di critiche, i militanti della Padania non vogliono sentir parlare: “Cattivi noi? Siamo fin troppo buoni”. Anzi, conclude Bernardini, “ci battiamo per il rispetto delle regole, chi ce l’ha con noi per questo motivo, evidentemente, preferisce l’anarchia”.