Nel vostro articolo del 9 ottobre si parla del servizio di prestito sociale come di “una banca clandestina”. Coop non è una banca né agisce in modo clandestino. Con la forma del prestito sociale, le Coop ottengono dai propri soci (non clienti, ma soci proprietari) un importante finanziamento per lo svolgimento delle proprie attività. E il prestito è previsto dal legislatore per far fronte allo svantaggio nel reperimento dei finanziamenti che la forma cooperativa ha rispetto alle società di capitali.

E’ scorretto affermare che non sia soggetto a vincoli legislativi, regolamentari e a una stretta attività di vigilanza. Il prestito sociale è disciplinato da delibere del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, da circolari della Banca d’Italia. Il suo valore non può eccedere il triplo o, in casi eccezionali, il quintuplo del patrimonio della cooperativa. Inoltre non si sottrae alle norme sulla tracciabilità del contante. A queste si sommano specifiche norme di autodisciplina predisposte dal-l’Associazione nazionale (Ancc-Coop) che limitano gli immobilizzi per garantire il rimborso immediato per i soci che lo richiedano. A fine 2012 il prestito sociale ammontava a 10,5 miliardi di euro. A fronte di tale debito, però, le cooperative detengono attività liquide o prontamente liquidabili per un valore reale di 9,0 miliardi pari a oltre l’85% dei debiti verso i soci. Tali attività sono pressoché totalmente riferibili a depositi bancari, titoli a reddito fisso e altri crediti di pronta e certa liquidabilità, con investimenti azionari inferiori all’1% del totale. Il residuo è garantito da un patrimonio netto di 6,1 miliardi di euro investiti soprattutto nelle attività operative. L’aggregato delle 9 grandi coop ha un patrimonio immobiliare iscritto in bilancio per 7,7 miliardi di euro e giacenze di magazzino per quasi un ulteriore miliardo. É falso affermare che siano “a rischio 10 miliardi di risparmi” delle famiglie. La partecipazione storica di alcune Coop a gruppi assicurativi (Unipol) e bancari (Mps) è frutto di scelte strategiche condivise con la base sociale e gli organi delle imprese il cui obiettivo non è mai stato la speculazione finanziaria. La governance delle Coop non dipende da nessun altro se non dai suoi soci: oltre 130.000 partecipano alle assemblee di bilancio. Dispiace l’assoluta ignoranza del funzionamento delle imprese cooperative. “Diventare socio è come fare la tessera sconto in un qualsiasi supermercato”. Nessun altra impresa distributiva dà ai propri consumatori titoli di proprietà dell’azienda o la facoltà di votare nelle assemblee.

Enrico Migliavacca, vice presidente vicario associazione nazionale Cooperative di consumatori (Ancc-Coop)

Peccato che dopo aver rivendicato la sottoposizione a “una stretta attività di vigilanza” il vicepresidente delle Coop di consumo si dimentichi di dirci chi è che vigila. Forse la Lega delle Cooperative? Sicuramente non la Banca d’Italia che, per fortuna della Coop, non si è finora accorta di niente. Delle due una. O i soci della Coop stanno solo finanziando l’attività dell’azienda, e allora il loro risparmio è per definizione immobilizzato e per definizione a rischio, indipendentemente dalla solidità delle Coop e dalla serietà di chi le gestisce. (Non sono Bot, non sono libretti postali. É è stato spiegato ai soci Coop che hanno versato i loro 10,5 miliardi di risparmi?). Oppure – se non c’è rischio, ci si vanta di offrire ai soci un servizio di “gestione della liquidità” ed è garantito il “rimborso immediato” perché si investe non in supermercati o capanoni ma in finanza, come Migliavacca rivendica – allora non è più prestito alla società, ma raccolta e gestione del risparmio. Un’attività che presuppone l’autorizzazione e la vigilanza della Banca d’Italia. É stata avviata la pratica? Quanto ai soldi persi con Unipol e Mps (le scelte strategiche), la condivisione con la base sociale appare debole. Se 130 mila persone hanno partecipato alle assemblee di bilancio, altri 7 milioni di soci non sanno neppure dove andarsi a leggere i bilanci approvati. 

Giorgio Meletti

da Il Fatto Quotidiano del 13 ottobre 2013