La grandissima manifestazione di sabato a Roma, cui ho partecipato, mi ha colpito molto, per la partecipazione di decine di migliaia di persone, ma soprattutto per il fatto che moltissime di queste sono rimaste disciplinatamente in piazza per oltre tre ore ad ascoltare tutti gli interventi, ultimo dei quali quello di Stefano Rodotà. Erano anni che ciò non avveniva e che il comizio finale risultava tutto sommato un momento accessorio e rituale, che non veniva ascoltato con tanta attenzione. Segno che le parole stanno ritrovando una loro ragione d’essere. La mobilitazione che è cominciata sabato deve continuare e moltiplicarsi, perché la situazione è gravissima e sono in gioco la Costituzione repubblicana e la democrazia. 

Intento della coalizione bipartisan Alfano-Letta, non è solo quello di scardinare definitivamente l’impianto costituzionale, scavalcando il voto popolare che a grande maggioranza ha rigettato le modifiche proposte qualche anno fa dal governo della destra. Essi vogliono riproporre più o meno quelle stesse modifiche, umiliando il voto popolare che, tutte le volte che ha potuto esprimersi, dalla Costituzione, all’acqua, al nucleare, al legittimo impedimento, alla questione del finanziamento delle scuole private a Bologna, è andato in direzione esattamente opposta alla casta oligarchica trasversale dei politici professionisti al soldo del capitale finanziario internazionale che fa finta di governare questo Paese.

Vogliono umiliare la democrazia e la volontà popolare, che si è espressa attraverso quei referendum, per convincere milioni di persone che non contano nulla e che non resta loro che arrendersi ai piani della finanza internazionale. La miseria si diffonde a macchia d’olio nel nostro Paese e l’altra faccia dell’assalto di Alfano e Letta alla Costituzione è rappresentata dalla precisa volontà di far pagare la crisi, ancora una volta, esclusivamente, alle classi medie e a quelle subalterne. Per questo hanno levato l’Imu e si rifiutano di applicarla ai ricchi, mentre si preparano nuove pesanti stangate per gli inquilini. Per questo vogliono mano libera assoluta per Marchionne e gli altri predatori che vedono il nostro territorio nazionale come terra di conquista senza nessuna considerazione per i diritti delle persone che vi abitano.

Un vero e proprio colpo di mano, quindi che si avvale di una maggioranza parlamentare composta di nominati  ossequienti, con pochissime eccezioni, alle direttive dei capipartito. E per chi non ci sta c’è pronto il manganello. Letta e Alfano lo stanno ruotando vorticosamente e già si è abbattuto con gli antirazzisti che volevano giustamente protestare contro la marcia xenofoba della Lega a Torino sabato scorso, così come con i valsusini che altrettanto giustamente non vogliono permettere che una grande opera inutile devasti il loro territorio a esclusivo beneficio di qualche cosca e cricca con buone aderenze in questo governo bipartisan e parlamentari a loro esclusivo servizio.

In realtà, ci sarebbero tanti buoni motivi perché le basi rispettive di Pd (per quanto paurosamente assottigliata in pochi anni) e Movimento Cinque Stelle protestino contro le scelte infami dei rispettivi vertici. Nel Movimento Cinque Stelle è vivo il fermento di chi, anche fra i parlamentari, si rifiuta di continuare ad essere la marionetta telecomandata di due ideologi mediocri, il cui “pensiero” è fuffa pura intrisa di venature ideologiche chiaramente reazionarie.

Nel Pd dovrebbe farsi largo la protesta contro questo governo delle larghe infamie, liquidando l’attuale gestione di transizione di Epifani che si sta rivelando solo un paravento per Letta e le sue operazioni telecomandate dai centri del potere finanziario. Entrambe queste forze politiche dovrebbero ripristinare collegamenti effettivi con la società italiana, al di là di farse denominate primarie o parlamentarie. E soprattutto dovrebbero liberarsi degli attuali gruppi dirigenti rottamando da un lato il  duo Grillo-Casaleggio e dall’altro una mediocre classe dirigente che non può certo essere adeguatamente sostituita da personaggi inadeguati come Renzi o Cuperlo.

Resta peraltro più che mai viva l’esigenza di un nuovo polo politico che liberi finalmente gli Italiani dal profondo e inenarrabile squallore dell’attuale scenario. La manifestazione del 12 ottobre è stato certamente un passo importante in questa direzione. E non certamente per formare un nuovo partitino o una coalizione di partitini. Ma per rifondare dalla base la democrazia italiana e rilanciare gli ideali della Costituzione repubblicana.