Mentre in Italia si parla di amnistia e di indulto per svuotare le prigioni, in Francia, dove il problema del sovraffollamento carcerario è altrettanto grave (67.088 detenuti al primo settembre e un tasso di occupazione del 115%), il governo di sinistra sta cercando di imboccare una nuova strada, più costruttiva, dove il carcere sia l’ultima ratio e le misure alternative la regola. E’ stato appena presentato un progetto di riforma del codice penale che procede su questa strada, che avrà tempi lunghi di approvazione perché comporta una trasformazione complessa, radicale, del sistema. Senza più misure ad hoc per colpire i recidivi (a cominciare dalle pene minime), con l’introduzione di una “pena probatoria”, che tenga conto dei singoli casi concreti, e con una condanna senza carcere, sul modello di quanto già tentato altrove, in Canada, Svezia, Olanda e Regno Unito. Con la riforma si dovrebbe evitare il carcere a un massimo di 6.600 condannati all’anno ma a Parigi precisano: l’obiettivo principale delle nuove misure non è alleggerire la situazione insostenibile di tanti penitenziari.

Basta con le pene più severe per i recidivi. Era stata una delle misure simbolo di Nicolas Sarkozy: la legge sulle pene minime per i recidivi venne approvata tre mesi dopo la sua elezione, nel 2007. Stabilisce che non ci siano pene inferiori a un anno per i reati puniti fino a tre anni, nel caso di persone condannate in precedenza, che commettano di nuovo lo stesso reato o di altro tipo. E poi via via a salire, man mano che si allunga la pena. Sarkozy aveva così mantenuto la sua promessa elettorale del pugno duro contro i delinquenti. Il bilancio? Fallimentare. In Francia dal 2007 le norme di Sarkozy hanno portato a 2.300 detenuti in più all’anno nelle carceri. E da allora la durata media delle detenzioni è passata da 8,2 a 11,3 mesi. Intanto, però, il tasso di recidiva è rimasto immutato al 56%. Con la nuova riforma Taubira (dal nome della ministra della Giustizia, la battagliera Christiane Taubira, nella foto), la legge del 2007 sarà annullata. 

Le nuove misure alternative al carcere. Verrà introdotta la “contrainte pénale” o come viene anche chiamata, la pena probatoria. Non è una pena detentiva ma comporta controlli personali, obblighi di formazione e stage lavorativi, in genere per scopi sociali. Il giudice potrà orientarsi verso questa opzione, dopo che appositi “servizi di inserimento” avranno dato il loro via libera. Il premier Jean-Marc Ayrault ha già annunciato l’assunzione di mille nuovi consiglieri da assegnare a questi servizi, che già esistono ma hanno un ruolo marginale. Il personale dovrà pure seguire in seguito i condannati “a piede libero”. La soluzione è prevista solo per le condanne a pene massime di cinque anni. All’inizio il governo aveva stabilito che il condannato a una pena probatoria non potesse mai finire in prigione. Ma nel corso del dibattito interno all’esecutivo, che si è svolto d’estate (e che ha visto il ministro degli Interni Manuel Valls, considerato l’anima conservatrice del Partito socialista, opporsi alla Taubira su alcuni punti) si è optato per una diversa soluzione: ogni anno il giudice riprenderà in esame il dossier e potrà decidere, in caso di problemi, di incarcerare il condannato. Come in Italia nel caso dell’affidamento in prova ai servizi sociali, se la prova non dà esito positivo.

Liberazione possibile prima del termine. Per evitare quella che i francesi definiscono un’”uscita secca” dalla prigione, cioè senza misure di accompagnamento e controlli successivi (l’81% attualmente di chi viene liberato e addirittura il 98% per chi è condannato a meno di sei mesi), la riforma prevede l’obbligo automatico per il giudice di fare il punto, ogni volta che un detenuto ha scontato i due terzi della sua pena, su quello che la riforma definisce il suo “percorso di inserimento“. Si potranno, quindi, decidere eventuali misure di semilibertà o comunque alternative alla detenzione, anche ricorrendo al controllo mediante braccialetto elettronico

Tempi lunghi per una riforma ambiziosa. Si tratta per la giustizia francese di un cambiamento radicale, dalla tolleranza zero di sarkozysta memoria verso la tolleranza tout court. Per questo i tempi previsti dal presidente François Hollande saranno molto lunghi. Il progetto di legge, già adottato dal consiglio dei ministri nei giorni scorsi, passa ora al Parlamento ma verrà esaminato in aula e votato solo l’anno prossimo, per entrare in vigore all’inizio del 2015. “Si tratta di una politica di sicurezza, ma finalmente una politica che funzioni”: si è difeso così Ayrault dalle accuse di lassismo della destra. In aula, comunque, all’Assemblea nazionale i socialisti, che dispongono da soli di una comoda maggioranza, non dovrebbero avere problemi a far approvare la riforma praticamente nella versione attuale. Il problema, invece, è preparare il sistema giudiziario (e assumere i nuovi mille consiglieri) per realizzare questa mini rivoluzione. Da sottolineare: gli ultimi sondaggi indicano che la maggioranza dei francesi sono contrari alla riforma. In un’inchiesta dell’istituto Csa, il 75% ha ammesso che non ritiene “che si possa lottare con efficacia contro la recidiva dei delinquenti”.