Da Bariloche a Roma e da lì all’inferno, titola oggi “Página12”, uno tra i maggiori quotidiani argentini. Erich Priebke, l’ex capitano delle ss condannato all’ergastolo per la strage delle Fosse ardeatine (335 morti, tra civili e militari, fucilati come rappresaglia per l’attacco partigiano di via Rasella contro un reparto delle truppe di occupazione tedesche) è morto ieri più che centenario nella sua casa romana – dove gli erano stati benignamente concessi gli arresti domiciliari – senza aver mai mostrato il minimo segno di pentimento per i crimini commessi.

Poche ore dopo il decesso, il legale dell’ex capitano delle ss ha comunicato che per la salma non sarà allestita una camera ardente. Incongrua assonanza con altre camere, allestite da loro, e da loro chiamate Gaskammer e Krematorium (zu lat. cremare, dt. Verbrennen, si legge sui dizionari tedeschi), dove i cadaveri (non le salme, perché già la nominazione distingue tra il corpo-oggetto reso scarto e il corpo-soggetto cui si deve pietas) di uomini, donne e bambini, uccisi dal gas, venivano inceneriti, resi nulla. Camere di cui Priebke ha sempre negato l’esistenza (erano solo cucine, è scritto nelle sette pagine di intervista-testamento che il legale ha reso pubbliche in queste ore, alla stregua di uno sfregio finale -nota1).

Lo stesso legale ha dichiarato che la salma verrà trasportata in Argentina, a Bariloche, perché possa riposare accanto a quella della moglie nella e cittadina di montagna che, grazie all’organizzazione o.d.e.ss.a (l’acronimo sta per “Organizzazione degli ex membri delle ss”), e alle complicità in Vaticano, divenne un rifugio per i gerarchi nazisti in fuga dai processi europei del dopoguerra – nota2). Una sorta di Baviera argentina, con ridenti chalet abitati da figuri dalle identità improbabili, come quel “don Erico“, affabile proprietario del Vienna Delicatessen, che al secolo era Erich Priebke; ma anche “Gregor Helmut” e “Ricardo Klement”, corrispondenti rispettivamente a Josef Mengele e ad Adolf Eichmann. Priebke vi visse indisturbato per più di quarant’anni, fino a quando, nel 1991, lo scrittore argentino Esteban Buch non lo stanò – nota3. Ci vollero però altri quattro anni, nel corso dei quali venne nominato presidente dell’associazione culturale tedesco-argentina di Bariloche, perché l’Italia – in seguito alla clamorosa intervista di un giornalista americano che lo braccò per strada – ne chiedesse e ne ottenesse l’estradizione.

Per sinistra coincidenza, l’eccidio delle Fosse ardeatine avvenne il 24 marzo 1944, esattamente lo stesso giorno del golpe con cui i militari, trentadue anni dopo, avrebbero preso il potere in Argentina, il 24 marzo 1976. Tra i 30.000 desaparecidos sequestrati, torturati e uccisi ci furono anche diversi ebrei: prima di diventare un porto franco per i gerarchi nazisti, l’Argentina era stata infatti un rifugio per numerose famiglie europee di origine ebraica in fuga dai pogrom nazisti, e l’ideologia golpista – articolata sulla trinità di Dio-patria- famiglia e nutrita di propaganda nazista e antisemita – individuò subito negli ebrei dei “nemici interni” da eliminare in quanto tali. Tra questi, il grande giornalista Jacobo Timerman, direttore del giornale “La Opinión”, che venne sequestrato e torturato con violenza inaudita perché rivelasse i dettagli di un mai avvenuto incontro tra Menachem Begin e i montoneros, e svelasse i risvolti della fantomatica “Operazione Andinia”, l’immaginario “piano sionista per impadronirsi della Patagonia”. (nota4)

In Argentina, tuttavia, molte cose sono cambiate, e all’affermazione del legale di Priebke circa la sepoltura a Bariloche, segue immediata la smentita del ministro degli esteri Hector Timerman, che dà «ordine di respingere ogni procedura che possa permettere l’ingresso nel Paese del corpo del criminale Erich Priebke». Sono proprio queste le parole che il ministro, figlio di Jacobo Timerman, affida a Twitter, facendo subito il giro del mondo. La presenza simbolica di quel corpo – resto organico, alla stregua dei sei milioni che i nazisti si incaricarono di cancellare dal mondo – viene avvertita con tutta la gravità necessaria. Una gravità che in Italia non ha invece circondato la presenza in vita del “criminale Erich Priebke”, oscenamente invitato, nel 2008, a presiedere la giuria di un concorso di bellezza.

«La politica non è un asilo» scriveva Hannah Arendt, concludendo la sua ideale requisitoria contro Eichmann, processato a Gerusalemme nel 1961. «In politica, obbedire e appoggiare sono la stessa cosa. E come tu hai appoggiato e messo in pratica una politica il cui senso era di non coabitare su questo pianeta con il popolo ebraico e con varie altre razze (quasi che tu e i tuoi superiori aveste il diritto di stabilire chi deve e chi non deve abitare la terra), noi riteniamo che nessuno, cioè nessun essere umano, desideri coabitare con te»(nota5). Era l’impossibilità di abitare lo stesso pianeta che rendeva pienamente umana, a giudizio di Arendt, la condanna a morte inflitta ad Eichmann dal tribunale di Gerusalemme.

Ora siamo di fronte a un rovesciamento paradossale: nel paese che ha saputo trarre una lezione politica dal proprio passato, che ha saputo rendere i desaparecidos una presenza viva e attiva nella società civile – anziché officiare liturgie della memoria nei giorni stabiliti – non si vuole accettare la presenza del cadavere dell’ex ufficiale delle ss, responsabile dell’assassinio di 335 innocenti. La politica argentina di oggi è improntata alla convinzione che giustizia sia dovuta a ogni singolo scomparso, a ogni singolo torturato, mentre l’Italia ha permesso a Priebke di vivere sereno, celebrato da amici, parenti e nostalgici nel giorno del suo centesimo compleanno; gli ha permesso di festeggiare i suoi novant’anni in un agriturismo laziale e di passeggiare ogni giorno – accompagnato dalla badante e dalla scorta – per i giardini e le vie del bel quartiere romano dove ha potuto risiedere indisturbato fino alla fine, lasciando un ultimo documento, un ultimo frutto avvelenato, come eredità e cifra della sua traiettoria criminale. Che almeno nel giorno della scomparsa del loro carnefice, il nostro paese renda l’omaggio dovuto ai martiri delle Fosse Ardeatine.

1) Intervista rilasciata da Erich Priebke a fine luglio 2013. Il pdf, reso libero in rete, si trova ad esempio all’indirizzo http://www.scribd.com/doc/175501662/Intervista-Erich-Priebke-luglio-2013

2) Gerald Steinacher, La via segreta dei nazisti. Come l’Italia e il Vaticano salvarono i criminali di guerra, Rizzoli, Milano 2010.

3) Esteban Buch, El pintor de la Suiza Argentina, Editorial Sudamericana , Buenos Aires 1991.

4) Jacobo Timerman, Prigioniero senza nome, cella senza numero, Mondadori, Milano 1982, pp. 38-39.

5) Hannah Arendt, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, tr. it. di P. Bernardini, Feltrinelli, Milano 2001, p. 284.