Se questo Paese ancora non riesce a liberarsi di Berlusconi ancora meno del berlusconismo. Se siamo sotto i più elementari standard di tutela dei diritti umani in fatto di carceri o di trattamento di rifugiati o migranti. Se la disoccupazione, specie giovanile, ha raggiunto livelli da record. Se corruzione, evasione fiscale e criminalità organizzata (quella vera non la piccola criminalità che fa tanta paura ai borghesi piccoli piccoli) dilagano, un motivo ci sarà pure. Anzi vari motivi. Ma focalizziamoci su quello che costituisce probabilmente il motivo principale. E cioè la classe politica che, in fondo, ci meritiamo.

Non mi soffermerò qui tanto sulla parte berlusconiana del Parlamento, né sui razzisti  della Lega. Costoro infatti fanno gli interessi dei loro padroni, ben determinati a lasciare le cose come stanno, anzi a peggiorarle, purché siano salvaguardati i loro sporchi interessi. Voglio invece trattare della sostanziale incapacità di quelle che potrebbero essere le forze del cambiamento di opporsi in modo efficace e di evitare che Costituzione e democrazia vadano a ramengo, come avverrà in tempi relativamente brevi se non ci diamo da fare per cambiare questo andazzo insopportabile. O meglio, si tratta di forze che sono del cambiamento solo a parole. In realtà sono alfieri anche loro della conservazione. A chi mi riferisco? Agli stati maggiori delle due forze che a parole vorrebbero fare gli interessi dei cittadini italiani: Pd, da un lato, Movimento Cinque Stelle, dall’altro.

I primi sono in buona misura corresponsabili dell’attuale stato delle cose e, come dimostrano vari casi, da Penati in poi tanto per limitarsi al passato più recente, hanno mutuato i peggiori comportamenti del berlusconismo. Continuano a promuovere grandi opere inutili, come la Tav, e hanno perso ogni legame con la società reale e in particolare con la classe lavoratrice, lasciata allo sbando di fronte ad attacchi sempre più feroci al reddito e all’occupazione. Continuano a nutrire la volontà di smantellare la Costituzione repubblicana per dare vita a un regime basato sulla verticalizzazione del potere, nella folle illusione che ciò finalmente consentirà loro il governo senza ostacoli del Paese.

I secondi, per bocca del loro sommo vate, caricatura comica del D’Annunzio dei tempi che furono, scelgono sistematicamente, contro desideri e scelte della maggioranza del loro stesso  nutrito gruppo parlamentare e del loro ampio elettorato, di non fare nulla che produca tangibili risultati nella direzione di un cambiamento effettivo. Si accontentano di disporre di un pacchetto di voti consistente e di strillare contumelie, nell’assurda speranza che un giorno possano raggiungere la maggioranza assoluta per fare cosa non si capisce. La più evidente dimostrazione del conservatorismo di Grillo e di Casaleggio si è avuta con l’infame post con il quale veniva sconfessata la più audace, esemplare e produttiva iniziativa politica avviata dal Movimento Cinque Stelle in questa legislatura, con l’abolizione del reato di clandestinità.

I seguaci del duo appena menzionato o del gruppo dirigente del Pd, si chiami esso Letta o Renzi, costituiscono in realtà la manifestazione vivente di quanto sia penetrato a fondo il berlusconismo nel nostro tessuto sociale e culturale, per effetto di dinamiche che del resto vanno ben al di là dello stesso Berlusconi. Incapaci di parlare il linguaggio di una sana politica di cambiamento, gli opposti cretini starnazzano in appoggio ai loro rispettivi capi supremi e sono esposti alle peggiori mistificazioni prodotte dal potere per dividere il fronte di lotta e allontanare ogni prospettiva di cambiamento, dal razzismo all’attacco allo Stato sociale. 

Liberarsi dei due opposti attraverso un’opera pedagogica e il rilancio di strumenti effettivi di partecipazione costituisce oggi un compito primario delle forze che vogliono effettivamente cambiare questa società. A tal fine vanno smascherati i propositi sostanzialmente conservatori, se non reazionari che accomunano gli attuali gruppi dirigenti e del Movimento Cinque Stelle. Le energie sane ancora presenti, anzi secondo me maggioritarie, in entrambi queste formazioni politiche dovranno, per potersi sprigionare in modo positivo ed unitario, al più presto liberarsi dei loro dirigenti e di quelli disposti a difenderli fino alla morte.

Non è un caso, peraltro, che né il gruppo dirigente del Pd né Grillo & Casaleggio si siano sognati di aderire alla grande manifestazione di oggi a difesa della Costituzione repubblicana, cui invece parteciperanno tutti coloro cui stanno stretti i panni dei gregari inintelligenti.