Insegnanti di sostegno assegnati con il contagocce e scolari disabili costretti alla solitudine in classe per la metà del tempo. Un paradosso che, ad un mese dal ritorno tra i banchi, ancora non si sblocca. E un danno che cela la beffa, per alunni e famiglie, ogni anno: ciò che gli uffici negano il tribunale, puntualmente, riconosce. Per ottenere assistenza, quindi, si è costretti a bussare, per forza, alla porta dei giudici. La loro risposta è sempre la stessa: vittoria certa, in giudizio, per i diversamente abili. A perderci, però, sono tutti. Lo è il ministero dell’Istruzione, che preferisce soccombere nel contenzioso, piuttosto che garantire a monte i diritti che lede. Lo sono, soprattutto, gli studenti più fragili, a cui la trafila non viene risparmiata e per i quali le sentenze, pure tutte uguali e quasi sempre a loro favore, arrivano dopo mesi. Nella migliore delle ipotesi, ottengono una sospensiva all’inizio del secondo quadrimestre. Ad essere compromessa, dunque, nel frattempo, è buona parte del loro anno scolastico.

Tuttavia, altra strada al momento non c’è. Non c’è a Lecce, come non c’è nel resto d’Italia. È il motivo per cui, a partire dal Salento, è diluvio di ricorsi, forti, quest’anno, di una sentenza destinata ad aprire una breccia nel muro che burocrazia e politica hanno elevato. È stata emessa dal Tar di Lecce lo scorso giugno. È di fronte alla giustizia amministrativa che, lo scorso anno, l’ “Associazione per la difesa dei diritti dei diversamente abili” (Addda) ha trascinato Ufficio scolastico provinciale e ministero dell’Istruzione, quest’ultimo costituitosi in giudizio e condannato poi anche al pagamento delle spese processuali. La vicenda ha preso le mosse dalla dotazione organica destinata ad una scuola primaria della città. A fronte della richiesta di due posti e mezzo, venne stato assegnato un solo posto di sostegno in deroga, determinando così un rapporto di un docente specializzato ogni tre alunni disabili, anziché di uno a due. Ricorso infondato, secondo il Miur. Tutt’altro, secondo il Tar. “La risposta data dall’istituzione scolastica provinciale, nella sua adesione ad una impostazione minimalista del problema, è del tutto insufficiente – ha scritto nella sentenza il giudice estensore Carlo Dibello -. Il diritto del disabile all’istruzione e all’educazione scolastica appartiene al catalogo dei diritti incomprimibili, per attuare i quali è giustificata anche la riduzione degli spazi di discrezionalità legislativa”.

Come dire, se la legge fissa dei limiti, la tutela dei diversamente abili impone di scavalcarli. Dunque, se gli insegnanti di sostegno mancano, vanno trovati. Non c’è storia. È ciò che avrebbero dovuto fare i funzionari dell’Ufficio scolastico provinciale e regionale. È pure ciò a cui la politica ha abdicato. È per questo che ci si aggrappa alle aule di giustizia, ultima spiaggia prima di vedere i frutti, se mai basteranno, delle immissioni in ruolo, nei prossimi tre anni, di 26mila docenti di sostegno, come disposto dal ministro Maria Chiara Carrozza.

“Nel frattempo, però, noi facciamo i conti con le storture della legge Gelmini, che ha contingentato a monte gli organici. E poi li facciamo anche con enti regionali e provinciali che non fanno alcuno sforzo per superare i tetti imposti”. A parlare è Addolorata Zingarello, membro dell’associazione Addda e, tra l’altro, preside della scuola per la quale il ricorso leccese è stato promosso. “Basterebbe applicare – continua – la legge 104 del ’92, che prevede espressamente un insegnante per ogni alunno disabile grave. Non solo, anche la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime le disposizioni che, nel testo della legge finanziaria 2008, stabilivano un limite rigido al numero degli insegnanti di sostegno”.

È alla luce di ciò che il Tar di Lecce ha voluto rompere gli argini, in nome dei “preminenti interessi pubblicistici a che la scuola garantisca la miglior risposta possibile alle difficoltà gravanti su piccoli portatori di disabilità”.

Parole pronte a trasformarsi in grimaldello in centinaia di casi, almeno a Lecce. Solo qui, infatti, ad oggi mancano all’appello circa quattrocento docenti di sostegno e buona parte degli assistenti specializzati, per una popolazione che sfiora i 2.800 scolari disabili. La sentenza, però, è pronta a travalicare il perimetro del Salento e a fare giurisprudenza. Al pari dei provvedimenti con cui, due anni fa, i tribunali civili di La Spezia e Milano, per gli stessi motivi, hanno condannato il ministero dell’Istruzione per “azione discriminatoria”. Gli effetti, per il momento, si possono solo ipotizzare, ma non sono difficili da immaginare. Quest’anno, in tutta Italia, gli educatori specializzati sono meno della metà degli alunni disabili.