Oggi scade il termine per la presentazione delle candidature a Segretario Nazionale del Pd. Se non ci saranno sorprese, saranno 4 i candidati: Civati, Cuperlo, Renzi, e Pittella. I primi tre passeranno al secondo turno e saranno ammessi alle primarie dell’8 Dicembre. Per cosa si battono? Chi rappresentano?

Alle elezioni generali dello scorso Febbraio gli elettori – inclusi quelli del Pd – chiesero l’abbandono delle politiche di austerità e una profonda svolta della politica economica. Così funziona la democrazia: gli elettori non sono tecnocrati né economisti, ma capiscono benissimo quando le cose vanno male. Per esempio, gli americani nel 2008 capirono che la ricetta economica dei repubblicani non portava loro nulla di buono, ed elessero Obama; nel 2012 le cose andavano meglio, e riconfermarono Obama. La democrazia è un sistema rozzo per arrivare al buon governo?

Il Pd, come l’Spd in Germania, negli ultimi anni è stato in Italia il guardiano dell’ortodossia economica. Se vogliamo tradurre la richiesta del Febbraio 2013 degli elettori italiani in termini un poco più tecnici, possiamo riassumerla in due punti:

  • abbandonare il paradigma neoliberista europeo, e proporre all’Europa un chiaro progetto alternativo (keynesiano);

  • nel mentre che si negozia, adottare in Italia politiche di stimolo alla domanda aggregata. Con due possibilità. (a) Ricomposizione del bilancio pubblico verso le poste ad alto moltiplicatore fiscale. (b) Alzare il deficit pubblico in violazione temporanea dei Trattati Ue (come fanno 13 paesi europei su 17); con l’obiettivo di fare non più, bensì meno, debito pubblico.

Dietro alle divergenze economiche ci sono priorità politiche diverse. Le strategie liberiste hanno come priorità quella di aumentare lo sfruttamento la produttività di chi lavora; quelle keynesiane hanno come priorità quella di ridurre la disoccupazione: perciò sono da sempre un discrimine fra destra e sinistra. Come rispondono i tre candidati a questa richiesta degli elettori di riscoprire le radici popolari, social-democratiche (Roosevelt) del Pd? Renzi promette di aggravare la vena liberista Monti-Letta-Saccomanni; Da Cuperlo e Civati solo silenzio.

Oggi alle 15 a Piazza del Popolo in Roma un ex Presidente della Corte Costituzionale guiderà una manifestazione in difesa della Costituzione. Che è la Carta dei diritti dei cittadini nei confronti della classe politica. Questa Carta è il prodotto delle tre culture più importanti del paese – cattolica, socialista, e liberale – che hanno dato vita al Pd. Tutta la Carta ha lo scopo di sottomettere i politici al controllo e alla volontà dei cittadini, e di vincolarli alla promozione di interessi generali. Ma la Carta è inattuata in parti essenziali (dopo 55 anni!); e viene pesantemente violata. I politici hanno preso il sopravvento sui cittadini, garantendosi abnormi privilegi. La politicizzazione dello Stato ha consentito di gestire le risorse pubbliche e regolamentare il capitalismo in funzione di interessi economici particolari e dell’autoconservazione del potere politico. Qui ha origine il declino generale del paese. Allora che si fa?

Nel ventennio berlusconiano abbiamo assistito a una costante pressione contro la Costituzione, in nome di un’idea ad essa alternativa: che cioè il malgoverno nasce non dalla malafede dei politici, dai conflitti d’interessi, bensì dalla loro impotenza. O perché ignoranti: allora occorre affidare il governo a una tecnocrazia. O perché privi di sufficiente potere per ‘fare’: meno poteri alternativi bilanciano, controllano, limitano il potere esecutivo, meglio è! Perciò, non riuscendo a cambiare la Costituzione, hanno allargato smisuratamente il mandato della Protezione Civile: col bollino dell’emergenza, tutto si può fare, in fretta! L’ideale: la monarchia! Zero ‘lacci e lacciuoli’! Monarchia elettiva, certo: ma la democrazia è solo elezioni?

Vogliono convincerci che – poiché il mondo moderno viaggia in tempo reale -, non possiamo più permetterci le Costituzioni liberali. Idea antica. E così, dai ‘treni in orario’ di Mussolini, al ‘Governo del fare’ di Berlusconi, siamo arrivati al ‘Decreto del Fare’ di Letta. Forse B. è finito, ma il veleno del Berlusconismo ha attecchito ovunque. Perciò, come nel 2006, con qualche sapiente foglia di fico (abolizione province, riduzione numero parlamentari), preparano una svolta Peronista, che chiamano Presidenzialismo. Uno eletto direttamente dal popolo può fare ciò che vuole senza troppi intralci: inganno tipicamente sudamericano, che non ha niente a che vedere con gli Usa. Perché una impresa deve poter aprire in un giorno, ma le regole del gioco – le leggi – vanno cambiate con cautela, ponderazione, dibattito, controllo pubblico. La Protezione Civile berlusconiana sappiamo tutti come è finita: in questi giorni la ‘cricca’ va a processo. Quanto a Letta e Colaninno, che salvano per l’ennesima volta l’Alitalia con i nostri soldi… hey, è tutto legale!, avete un problema?

La Costituzione e il suo stravolgimento sono due progetti di trasformazione del paese fortemente alternativi. Come il progetto neokeynesiano e quello neoliberista di fronte alla crisi. Ma in piazza, ad opporsi allo stravolgimento della Costituzione, ed anzi a battersi per la sua piena attuazione ed applicazione non ci sarà il Pd, bensì un ex Presidente della Corte Costituzionale. A chiedere una svolta delle politiche economiche ci sarà un sindacalista. E i cittadini disarmati. Il Pd, oggi, sta dall’altra parte: dalla parte opposta a quella dei suoi valori e delle sue migliori tradizioni.

Questa è l’Italia non rappresentata: moderata e normale. Che vuole un paese unito intorno alla sua Costituzione, un sistema politico che risponde alla volontà popolare, una politica economica che risolve i problemi economici più impellenti della gente.

P.S. Se qualche candidato Pd vuole replicare a questo articolo, mi scriva a staffgawronski@gmail.com e sarò lietissimo di pubblicare la replica.