Il cattivismo è finito, mettiamoci una pezza sopra, per favore. Se ha avuto il suo tempo, è stato il tempo peggiore, il più derelitto. Il cinismo spinto che fa tanto radical chic, eppure è così noioso, peggio del buonismo. Abbiamo sdoganato tutto, persino qui nel blog (ma è storia vecchia) si irrompe per insultare, pochi esordiscono con discrezione, con gentilezza, per dire qualcosa e basta. Il cattivismo ha partorito tutti i suoi figli ciechi: finanche i malridotti troll. Ci hanno insegnato che cattivi è meglio. O altrimenti l’autoindulgenza estesa. Tutto va bene, soprattutto l’inenarrabile, ma anche questo potremmo ascriverlo al suddetto, al cinismo o chi per esso.

Abbiamo sdoganato tutti i dogmi, alcune prassi quali il silenzio, il dolore, il lutto, la considerazione della debolezza o vulnerabilità, proprio adesso che mai il genere umano è stato più fragile, per questo più cattivo. Gli esempi su twitter arrivano anche da intellettuali all’incirca riconosciuti e senz’altro da uomini capaci di dirottare l’opinione pubblica (la più smarrita perlomeno) da un limite all’altro. Vittorio Feltri in un tweet dedicato alla morte del regista Lizzani non esita a osservare, in punta di penna: “Lizzani si è lanciato dal terzo piano. Monicelli si gettò dal nono. Il che dimostra la differenza di livello fra i due anche nel suicidio”. Il giornalista Mario Adinolfi ha definito i campani della terra dei fuochi “un popolo di merda”.

E in fondo non ci siamo scomposti più di tanto, perché no? Se c’è chi ha trovato divertente usare la strage di Lampedusa per esporre il proprio talento in tema di freddure, molte firmate da autori, romanzieri, per carità; come neonati che ascoltano sorpresi la loro voce gorgogliando scompostamente, così i neofiti e gli oltranzisti delle cattive maniere si moltiplicano pedissequamente da un social a un blog a un talk. Le invettive e i rutti in tv, chi ha perso il gusto alla decenza, tutto questo ha fatto il suo tempo. Il cattivismo è uno stile, non è assurdo?

Cruciani de La Zanzara ne ha collaudato il format in radio per poi inabissarlo in tv. E tuttavia: non ne possiamo più, di tronisti dalle ciglia regolate (frequentatori di odiosi intercalare, di “un attimino” di “piuttosto che” e “ma anche no”) – una specie di paradigma di golem mostruosi – e in generale di quegli uomini e donne da realshow che sono entrati nel nostro discreto educato modo di stare al mondo, contagiandolo di non so quale subumanità. Qualcuno lo ha già detto: torniamo umani?