Dopo l’annullamento del Motorshow a Bologna, rimasta orfana della manifestazione che si è svolta per 40 anni, l’Emilia Romagna rischia di perdere un altro pezzo del mercato dei motori. A Modena, infatti, c’è molta apprensione per una possibile delocalizzazione della Maserati, simbolo della città della Ghirlandina, mentre si avvicinano le celebrazioni, nel 2014, dei 100 anni del marchio.

Il sindaco Giorgio Pighi tenta l’impossibile per scongiurare l’addio dello storico marchio del Tridente. «Per fare sì che Maserati rimanga a Modena, e lo faccia al meglio, siamo pronti a rispondere a qualsiasi esigenza – promette – anche se ci chiedessero di destinare allo stabilimento il terreno delle Ex Fonderie (uno dei più ambiti nel panorama urbanistico modenese, ndr), siamo disposti a darglielo». Trovare un sito alternativo per il polo produttivo della Maserati sembra dunque fondamentale per convincere l’azienda a restare sotto la Ghirlandina. E per molti è un passo che doveva esser fatto prima. Così fioccano le critiche sull’amministrazione da parte dell’opposizione. La consigliera Eugenia Rossi (Etica e legalità) parla di “fallimento anche amministrativo: l’errore del Comune – dice – è stato di non aver previsto spazi sul territorio da destinare alla Maserati, anche quando si è liberato lo spazio antistante la sede dell’impresa”. Le fa eco il capogruppo del Pdl, Adolfo Morandi: “Il problema è che lo stabilimento Maserati non ha prospettive di sviluppo, in quanto schiacciato contro la ferrovia. L’Amministrazione deve fare uno sforzo importante, attraverso incentivi e tassazione agevolata, per cercare di convincere la società della bontà di uno sviluppo in altra area del territorio comunale”.

“È fondamentale il mantenimento a Modena del cuore e della testa della Maserati” assicura Pighi che ammette che le rassicurazioni dell’azienda in questo senso “non sono il massimo”. Al sindaco, dai consiglieri comunali, arriva l’invito a rendere concreta l’intenzione di mantenere l’azienda sul territorio, attivando “sinergie e progetti tangibili che coinvolgano anche le istituzioni provinciale e regionale” e che possano interessare l’azienda “con i valori aggiunti offerti dal territorio soprattutto dall’Università”. Un invito accolto dal sindaco che riconosce che “Il Sistema Modena deve compiere uno sforzo maggiore verso lo studio e la progettazione di nuovi prodotti, anche in campo motoristico”, soprattutto alla luce della crisi del settore automobilistico.

Dopo il trasferimento da Modena a Grugliasco (nel Torinese) della produzione della nuova Quattro porte, insieme al Ghibli, la preoccupazione per le sorti dello stabilimento Maserati è aumentata. Così, in Comune, il Pd ha presentato un’interrogazione riguardo il futuro dell’azienda. La democratica Rossella Maienza, firmataria del documento, definisce un “brutto scippo” il trasferimento a Torino di parte della produzione. “Si tratta di scelte del management che non rispettano la storia e la tradizione della società. Ci sono in gioco centinaia di posti di lavoro e la qualità della vita di tanti modenesi, urge l’intervento integrato delle istituzioni in un tavolo tecnico in Prefettura per la definizione di un protocollo”. Per Gian Carlo Pellacani (Udc): “Lo spostamento della produzione Maserati rappresenta un indebolimento dell’immagine di Modena a livello industriale sul piano nazionale e internazionale. Bisogna urlare e farsi sentire: il sindaco deve essere un condottiero delle eccellenze del suo territorio. Se non si fa questo non si comprende il danno che deriva dalla perdita di queste attività”. Il consigliere Sandro Bellei (Pdl) lancia l’allarme: “Questa terra, ridefinita Motor Valley, sta perdendo dei pezzi; ne è espressione la chiusura del Motor show. Solo quando ce li stanno soffiando sotto il naso ce ne accorgiamo?”

La preoccupazione della politica per le sorti della Maserati a Modena è condivisa dai sindacati. Secondo la Fiom-Cgil il pericolo è che “si voglia spegnere la produzione del marchio Maserati qui dove è nata”, rischio confermato, secondo le tute blu, da segnali allarmanti come il recente trasferimento in Ferrari di una trentina di lavoratori della Maserati, un episodio che potrebbe essere il preludio ad uno smantellamento della produzione.