Dal 2007, quando decide di promuovere in modo alternativo il suo secondo disco, ne ha fatta di strada Valerio Ziglioli in arte Tao, “cantautorocker” come ama definirsi e non solo per via dell’aspetto. Il termine riassume in una sola parola le tre cose fondamentali del suo fare musica: è un cantautore, si esibisce in un’auto e fa rock, che non intende come un genere musicale ma come un’attitudine: con la sua musica racconta esperienze ver, vissute, spesso drammatiche ma talvolta venate di ironia, scritte e interpretate con passione. Dal ciuffo impomatato ai basettoni lunghi, dalla camicia a fiori ai pantaloni a zampa d’elefante, i tratti distintivi del rocker consumato ci sono tutti. Compresa quell’idea originale che a lungo ha cercato per promuovere in modo alternativo il disco intitolato L’ultimo James Dean. Ziglioli s’ingegna e dà vita al Tao Love Bus Experience, un tour che lo porta in tutta Italia a bordo del Tao Love Bus, un pulmino Volkswagen del ’74, munito di un sistema di amplificazione che permette alla band, composta da quattro elementi, di suonare al proprio interno, cosicché qualsiasi piazza o spazio all’aperto sono buoni per un concerto rock and roll. “Il concept che sta alla base – afferma Tao – è quello di portare la musica alle persone, ribaltando gli schemi secondo i quali sono queste ultime che vanno ai concerti. Siamo noi che col nostro magic bus andiamo in mezzo alle città e al pubblico, suonando in posti in cui normalmente non sarebbe possibile come ad esempio in piazza Duomo a Milano”. L’idea è stata apprezzata, tanto da essere premiati al Mei 2008 (Meeting Etichette Indipendenti) “per l’originalità del tour e per la novità della distribuzione musicale rappresentata dalla Tao Love Bus Experience”. Ma andiamolo a conoscere più da vicino.

L’idea di esibirvi all’interno del pulmino la trovo davvero bizzarra, ma molto originale. Qual è la risposta che avete quando mettete su un concerto?
L’idea di base è quella di spezzare on the road le catene mediatiche che spesso impediscono di liberare la creatività dell’artista e che infilano nella testa delle persone l’idea che ciò che è figo passa per forza in tv e in radio. La risposta delle persone, quindi delle singole entità pensanti che troviamo per strada davanti al Tao Love Bus, è fantastica: incredulità, gioia, curiosità, ammirazione, attenzione, simpatia, empatia e qualche lacrima di commozione…

Quanto è dura fare un tour del genere?
Dal 2007 a oggi io e i miei compagni ci siamo sparati qualcosa come più di 700 concerti (facendone anche due o tre al giorno), 450 città toccate fra Italia ed Europa, 150.000 chilometri e due motori fusi. È dura, senz’altro. E di momenti difficili ce ne sono stati e ce ne saranno ancora parecchi. Ma diciamo che l’energia che ti torna indietro dagli occhi che incontri durante un’Esperienza del genere ti fa scalare anche le montagne… il che con un pulmino che ti fa i 50 all’ora in salita non è male.

Immagino che con tutta l’attrezzatura sulla cappotta attirerete l’attenzione non solo di appassionati di r’n’r…
Il Tao Love Bus è davvero una struttura multifunzionale. È un palco con quattro potenti speaker e un generatore sul tettuccio e tutto lo scibile del rock al suo interno: microfoni, chitarre, basso, batteria, mixer, monitor, nonché tre rockers e un fonico. Ed è una radio-manifesto, un negozio e una piccola opera d’arte. Il merito di tanta bellezza è di Fimao Design, una coppia di grafici autori di tutta l’immagine coordinata del progetto Tao: album, merchandising, sito web e naturalmente il pulmino dell’amore più bello del mondo!

Qualche aneddoto divertente sul Tao Love Bus Tour?
Di episodi fuori dalle righe ce ne sono a tonnellate. Una volta stavamo suonando a un festival in Romagna e all’improvviso una ragazza decisamente alticcia si fionda dentro al Tao Love Bus, mi si siede in braccio e comincia a “ballare”, facendomi sbagliare tutti gli accordi e rompere una corda. L’organizzatore accorso in nostro aiuto la porta via di peso, purtroppo. Durante il tour europeo dell’anno scorso, mentre suonavamo di sera nel quartiere più cool di Parigi, arriva una pattuglia della polizia e noi, senza permessi, andiamo nel panico. Scende una vigilessa e con nonchalance ci scatta delle foto, ci sorride estasiata, commenta “Fantastici!” e se ne va. Lo Spirito del Rock è con noi, che ti dicevo?

Nel 2008 sei stato premiato al Mei. Quest’anno eri al Mei 2.0. Qual è la tua opinione riguardo a una manifestazione di questo tipo?
Col Tao Love Bus andiamo a suonare al Mei dal 2007. E devo ringraziare il buon Giordano Sangiorgi perché, prima di tanti altri, ha capito la forza della nostra proposta e ha dato tutto lo spazio possibile alla Tao Love Bus Experience. Oggi viviamo un periodo di grande transizione e di conseguenza anche il MEI è cambiato: fino a due anni fa si svolgeva in fiera e ciò permetteva una maggiore concentrazione di eventi e di strutture. Oggi la manifestazione si svolge un po’ in tutta la città di Faenza. Anni fa le etichette indipendenti riuscivano a stare in piedi, oggi con la continua rivoluzione tecnologica francamente non si sa. Quello che posso dire è che spero in una maggiore “interdipendenza” fra le persone che creano musica e quelle che ne fruiscono. Probabilmente alcuni hanno capito che fare l’artista e scrivere canzoni oggi davvero non basta. Devi imparare a gestirti, a promuoverti, ad avere a che fare direttamente con il pubblico. Questo almeno è il discorso che come TAO porto avanti da dieci anni a questa parte… molti, tantissimi sono caduti, io e i miei guerrieri del rock siamo ancora in piedi. Anzi seduti nel pulmino dell’amore…

So che sta per uscire il tuo nuovo album. Mi dai qualche anticipazione al riguardo?
L’album si chiama Between Hope and Desperation e il titolo è emblematico dell’intensità con cui vivo la vita ogni giorno. È il mio quinto album e coincide con i dieci anni di attività discografica di Tao e con i sei anni di Tao Love Bus Experience. È un album interamente in inglese, intriso di sonorità da folk singer di altri tempi. Ma il Rock c’è sempre e pervade tutte le 12 tracce del disco, 6 originali e 6 rivisitazioni. Del resto, la quantità di Rock in un disco non l’ho mai misurata in base a quanto distorto è il suono delle chitarre ma da quanto vera ed autentica è l’emozione trasportata dalle canzoni in esso contenute.

Di cosa parlano le canzoni?
Definisco le cose che scrivo “catartiche”. Non è un caso che le cose che mi riescono meglio sono proprio quelle che raccontano la sofferenza, il disagio, le ferite, le perdite. Ho sperimentato sulla mia pelle tutte le cose che racconto nelle mie canzoni. Ho perso entrambi i genitori ed essendo figlio unico so perfettamente come ci si sente a essere senza radici e senza la direzione verso casa, proprio come una pietra che rotola, per dirla alla Bob Dylan. Ed è stato proprio questo che mi ha spinto a mettere in piedi la Tao Love Bus Experience, per buttar fuori il dolore e provare a ricostruire le mie radici attraverso tutte le persone che incontro sulla strada. Trasformare una maledizione in riscatto, piantare fiori nel cemento, tornare a vivere. Di questo parlano le mie canzoni.

Prossimi progetti?
Di figli con la Musica ne ho fatti quattro e il quinto sta per nascere. Un sesto è previsto per il 2014. Sarebbe anche ora di fare figli in carne e ossa con la mia compagna. E questo è un sogno che spero di realizzare presto. Così come spero di veder realizzata la serie a episodi sul nostro tour europeo dell’anno scorso: 20 giorni non stop on the road a bordo del Tao Love Bus, 5.000 chilometri, 3 concerti al giorno senza ingaggi e senza permessi nelle principali capitali europee, 300 ore di riprese video su un’avventura ai confini della realtà. Abbiamo montato la puntata pilota e la stiamo presentando alle emittenti tv. Se hai suggerimenti in merito… spara!