Se abbiamo creduto che all’indomani della fiducia-farsa, con cui si è  paradossalmente rafforzato il governo che ha esasperato in senso tecnicamente antidemocratico la forzatura dei “tecnici”,  fosse tutto come prima ci siamo sbagliati. E ancora una volta, non per eccesso di pessimismo e di furia denigratoria contro le larghe intese, ma al contrario per sottovalutazione della “felice” soluzione della crisi più demenziale e miserevole della nostra breve storia repubblicana.

Gli effetti politici più immediati sono stati il dietrofront del Pd sulla sbandierata “ridefinizione” dell’Imu, a totale rimorchio del diktat berlusconiano, e la richiesta senza se e senza ma del presidente della Repubblica di un provvedimento di amnistia e/o indulto come panacea per l’annoso sovraffollamento carcerario. Nel Pd sembra che non si aspettasse altro che allinearsi sul fronte tributario alla crociata anti-Imu, contravvenendo agli elementari  principi di equità e di progressività impositiva fissati dalla Costituzione, e su quello della giustizia di imboccare a rotta di collo la scorciatoia sciagurata e inefficace già sperimentata con l’indulto nel 2006, che fu la prima vera dèbacle del governo Prodi. 

Il segretario del Pd Epifani ha salutato il messaggio-diktat di Napolitano su indulto e amnistia come pienamente “condivisibile” e ha subito aggiunto che tali provvedimenti non hanno nessuna attinenza con la situazione di Berlusconi e, riferito a Grillo,  che è volgare anche solo pensarlo. Poi ha aggiunto che comunque non verrebbero mai inclusi reati che lo riguardano, dimenticando che nel 2006, proprio per favorire colletti bianchi e “capitani coraggiosi” bipartisan furono inclusi frode fiscale, corruzione e concussione. Pressappoco quello che era stato ripetuto allora  da Pd e Sel a proposito dell’indulto che evitò il carcere a decine di furbetti del quartierino e che ha alla fine ridotto a 9 mesi la condanna definitiva di Berlusconi da scontare presso i servizi sociali più graditi, magari  fino all’entrata in vigore dell’amnistia di Napolitano che è ovviamente già una priorità della maggioranza e del governo. 

Poco importa che a richiamare l’attenzione sull’evidenza che “provvedimenti di clemenza non accompagnati da norme strutturali e da una depenalizzazione ragionata siano ininfluenti” e che tra qualche anno la situazione sarebbe identica, siano  il vice presidente del Csm Michele Vietti e  i rappresentanti dei “giudici moderati” tanto amati dai politici finché si occupano di liti condominiali. Di quello che pensano i magistrati in generale o gli esperti sull’argomento non gliene “frega niente”, per citare il nostro presidente della Repubblica,  né ai politici accasati al riparo delle larghe intese, né alla cosiddetta informazione al seguito.

Basta vedere come sono cambiate in pochi giorni le facce di bronzo, per usare un eufemismo, che trasmigrano da un “approfondimento” all’altro, dove il conduttore di turno dopo aver evocato quasi con un moto di orrore “l’ultimo attacco di Grillo al capo dello Stato” definito, pensate un po’, “presidente dei partiti”  dà la parola con una certa deferenza al plurinquisito Formigoni, più evergreen che mai.

Mentre nella rassegna stampa notturna spiccava il titolo ancora una volta misurato del Giornale “La Giustizia è un cancro, è ufficiale lo dice anche Napolitano” a  Linea Notte per salutare con degno plauso bipartisan il caldo invito di Napolitano a sfornare una bella amnistia, Maurizio Mannoni ha invitato il Celeste neo-ultrà-governativo e Gennaro Migliore capogruppo di Sel, già orgoglioso sostenitore dell’indulto nel 2006. Il nuovo, o forse sarebbe meglio dire l’ ultimo Formigoni, che al riparo delle larghe intese non viene neanche lontanamente infastidito con domande attinenti al suo ricco curriculum giudiziario,  ha tranquillamente agio di scagliarsi contro il sistema giudiziario “cancro” del nostro paese in cui “il problema è eliminare Berlusconi” e di rivendicare come priorità del partito del perseguitato, riforma della giustizia, amnistia e indulto.

A Gennaro Migliore non è rimasto che denunciare come furono “aggrediti” dai giustizialisti dell’Idv compagni di governo ai tempi dell’indulto del 2006 e segnalare correttamente che le carceri sono state riempite grazie alla Cirielli (poi ex per il dietrofront del suo primo firmatario), ad una legislazione ottusamente proibizionista targata Giovanardi e alla Bossi-Fini. Dimenticando magari di aggiungere che l’antecedente della Bossi-Fini si chiamava Turco-Napolitano e che il Napolitano primo patrocinatore di una legge per chi chiede asilo è lo stesso, come ha ricordato in totale solitudine Marco Travaglio, che firmò nel ruolo odierno la legge Maroni sul reato di clandestinità. Nel ’98 era anche contrario all’ennesimo indulto “svuota-carceri” ma evidentemente quella un’altra era e probabilmente un’altra storia.