Stop alla separazione tra redazioni web e carta. Riduzione delle pagine nel quotidiano in edicola, in cui i “rituali” pezzi d’agenzia “vanno aboliti”. Poi le misure necessarie per la sopravvivenza economica del giornale: sì al paywall o a formule premium. Insomma, il sito non sarà più gratuito. Il nuovo piano editoriale del Corriere della Sera sottolinea la necessità di un “ripensamento più radicale”, dettato dallo sviluppo delle nuove tecnologie e dallo spostamento dei lettori su web e mobile. Un documento di otto pagine in cui l’editore mette nero su bianco i settori dove vuole investire. In cima alla lista c’è l’online in tutte le sue forme. In fondo, la carta. Infatti, se negli ultimi anni di “forte trasformazione” della testata sono stati creati dieci nuovi canali tematici e d’informazione per il web, sul quotidiano in edicola sono stati messi a punto soltanto l’inserto domenicale de La Lettura e le cronache locali di Bergamo e Brescia. I cambiamenti previsti dal piano porteranno a un aumento dell’organico di 10-15 unità, oltre che a un desk multipiattaforma e alla “crescita di giovani competenze”.

L’obiettivo entro dicembre 2013 è di fare lavorare su un unico sistema integrato (Methode multipiattaforma) tutti i cronisti, a prescindere dal mezzo su cui pubblicano. Giornalisti che troppo spesso “stanno accanto fisicamente ma sono ancora separati nell’ideazione e nella produzione”. Una divisione non solo organizzativa. Il 30 settembre 2010 fa il direttore Ferruccio De Bortoli aveva spiegato che “non è più accettabile che parte della redazione non lavori per il web o che si pretenda per questo una speciale remunerazione”. Questa volta, però, il piano prevede che la separazione tra i cronisti della carta, spesso considerati di serie A, e quelli per il web, ritenuti per contro di serie B, venga azzerata. Anche perché il modello di business su cui investire riguarda mobile, social e internet

Per cominciare: l’edizione cartacea deve essere ridotta di una media di sei pagine e cambiare la selezione delle notizie. “Non dobbiamo più dare al lettore tantissime cose lasciandogli il peso di scegliere: ha poco tempo da dedicare alla lettura, dobbiamo essere noi a selezionare per lui”. Ecco cosa significa: “i nostri pezzi rituali vanno aboliti, una notizia d’agenzia può essere solo lo spunto per fornire al lettore qualcosa di davvero diverso da quello che in larghissima parte già conosce”. Poi primi piani e notiziario più asciutti, “riduzione delle parti di informazione ormai azzerate dal web” e, ancora, “revisione della foliazione in tutti i settori e nelle cronache locali”. Via libera, però, alla progettazione di approfondimenti che includono, ad esempio, inchieste o guide di servizio. In tutto questo, la grafica deve valorizzare i contenuti esclusivi e il “valore informativo delle foto”. E i giornalisti dovranno anche acquisire competenze “grafiche sui prodotti digitali” e di “photo editor”.

Via Solferino sta lavorando anche alla nuova versione di Corriere.it. I contenuti, però, non saranno tutti gratuiti. Per rafforzare “l’ampiezza e la qualità dell’informazione” è possibile il ricorso al paywall. Un sistema che consente l’accesso online a pagamento o limita la consultazione gratuita del sito e che al New York Times ha segnato la svolta nei bilanci del giornale. Tuttavia, in un mercato delle notizie italiano dove molto è ancora gratuito, la sfida è capire come motivare il lettore a pagare per il contenuto. In più, per i giornalisti la formazione video e social media, finora facoltativa, diventerà obbligatoria

La testata vuole anche potenziare la web tv che diventerà un “asse portante del sistema Corriere che dalla carta arriva al web, al mobile e torna alla carta”. Apertura anche sul fronte dei video user generated (ugc), ovvero realizzati dagli utenti, attraverso una piattaforma (“Corriere Jam”) che li accoglierà “con la dovuta moderazione”. Sul settore in espansione del mobile, “snodo informativo dei prossimi anni soprattutto per lòe nuove generazioni”, il documento si limita a parlare della progettazione di un “prodotto specifico, non automatico come adesso” che sarà curato da “giornalisti dedicati”. Oltre ad essere tutti “multimediali e multipiattaforma”, i giornalisti dovranno anche essere “social editor“, ovvero attivi sui social da Twitter a Facebook. Piattaforme che oggi sono un imprescindibile veicolo di traffico e dalle quali passa anche lo sviluppo della professione. Secondo il documento, il lavoro di giornalista è infatti legato “all’essere sempre più immersi in una comunità di cittadini”. Quindi, “l’essere chiusi è sinonimo di autoesclusione”. Anche dal mercato editoriale.