Lanciare uno sguardo allo stabilimento tessile di Malhalla, in Egitto, dove gli scioperi del 2011 hanno innescato la caduta di Mubarak; indagare con l’occhio di una video reporter francese gli ingranaggi del sistema Foxconn e delle catene di assemblaggio cinesi che lavorano per la Apple; ma anche vedere i Balcani, così vicini, o sentire le testimonianze di vite messe tra parentesi ancora più vicino, nei CIE della Val Camonica. Queste sono solo alcune delle storie del Terra di Tutti Film Festival, la rassegna internazionale di cinema e documentario sociale giunta alla settima edizione organizzata dalle ong COSPE e GVC, che dall’8 al 13 ottobre tra Tpo e Cinema Lumiere presenta una sei giorni di proiezioni, appuntamenti e dibattiti sul Sud del mondo.

Si apre l’8 ottobre al Tpo (via Casarini 17/C). L’appuntamento è alle 17:30 per parlare di stampa, censura e social media durante “Mediterraneo, parole in libertà”, incontro con blogger e giornalisti provenienti da Marocco, Tunisia ed Egitto. A seguito del dibattito comincerà la vera e propria maratona cinematografica, con quattro ore di film dalle 20 alle 24, tutte dedicate alle rivolte nel Sud del Mediterraneo e alle nuove cittadinanze in Europa. The Factory, di Cristina Bocchialini, sarà l’occasione di vedere da vicino i luoghi in cui la rivolta popolare contro Mubarak ha avuto inizio, mentre con Istanbul Rising di Milene Larsson saranno i più recenti fatti di Gezi Park ad Istanbul a trovare spazio.

Mercoledì 9 ottobre il tema è quello del cibo, dell’agricoltura dal basso e della produzione alimentare. Nato in collaborazione con Expo dei Popoli, coordinamento di Ong e associazioni che lavorano per realizzare in concomitanza con l’Expo 2015 di Milano il Forum dei Popoli, l’incontro “Il futuro del pianeta: dibattito sulla sovranità alimentare e diritto al cibo” porterà i rappresentanti di associazioni ed esperti a confrontarsi a tutto tondo sugli argomenti correlati al diritto all’alimentazione, a partire. Si parlerà di sovranità alimentare e ritorno alla terra come stile di vita anche durante le due “Visioni Ortifere” della serata, con il documentario estone Not my land di Alyona Surzhikova, sugli orti minacciati dall’espansione dell’aeroporto locale, e Ortobello, di Marco Landini e Gianluca Marcon, intimo racconto degli anziani tutori degli orti del Centro Sociale per Anziani Casa del Gufo.

L’attenzione sarà tutta per il mondo del cinegiornalismo nella serata di giovedì 10, dalla difficoltà di entrare nella “Fortezza Europa” al rapporto tra reporter e soggetto immortalato, fino al racconto dei conflitti e delle tensioni sociali latenti. Vincitore del Premio Ilaria Alpi Doc Rai per reportage e inchieste giornalistiche inedite di quest’anno, Il Rifugio, di Luca Cusani e Francesco Cannito, aprirà la serata di proiezioni alle 19, con le storie di vita dei profughi di Libia nei CIE italiani. A partire dalle 20:30 Beirut Photographer di George Azar e Mariam Shahin ricostruirà la vicenda dello stesso Azar, fotogiornalista che nei primi anni ’80 cambiò il modo di vedere il Medio Oriente nei media statunitensi, e che trenta anni dopo decide di tornare in Libano, alla ricerca dei volti e dei luoghi del passato. L’Egitto e la Colombia saranno poi protagonisti della sezione delle 22:30 con Executioner’s Tears di Layth Abdulamir, ravvicinato ritratto ambientale dei detenuti in attesa della pena capitale e del loro boia, e Colombia Invisible, di Unai Aranzadi, dove l’autore colombiano indaga le cause del conflitto nel proprio paese, tra impunità e omicidi di stato.

La quarta giornata di festival, venerdì 11, getterà uno sguardo sulle giovani produzioni indipendenti. A partire dalla Scuola Internazionale di Cinema e Televisione di Cuba che sbarcherà al festival. Fondato nel 1986 da Gabriel García Márquez col regista Fernando Birri e il teorico di cinema Julio García Espinosa, l’istituto è da subito diventato un luogo di riferimento per gli studenti di cinema dell’America Latina. In serata gli schermi del Lumière, Inside Apple, inchiesta della giornalista Anne Poiret sulle aziende cinesi appaltatrici del lavoro di assemblaggio degli iPhone.

Infine domenica 13, in collaborazione con Gender Bender sarà proiettato Call me Kuchu, documentario del 2012 di Katherine Fairfax Wright e Malika Zouhali-Worrall. Il film segue da vicino David Kato, primo omosessuale dichiarato d’Uganda, oppositore della legge che prevede la pena di morte per l’omosessualità e figura di riferimento per tutto l’attivismo LGBT d’Africa, fino al brutale e inaspettato assassinio nel suo appartamento, durante il periodo di produzione del film.

Tutte le proiezioni del festival sono gratuite. Il programma del festival è disponibile su www.terradituttifilmfestival.org.