La legge Fornero non si tocca. Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini blocca la possibilità di una “controriforma” per modificare il provvedimento preso dal governo Monti nel dicembre 2011. Secondo Giovannini, infatti, le proposte presentate in Parlamento in termini di maggiore flessibilità di uscita sono “incompatibili” con i conti pubblici: eventuali penalizzazioni non basterebbero a compensare le uscite. Il governo, ha aggiunto, ha valutato le proposte arrivate sulle modifiche alla riforma Fornero in termini di maggiore flessibilità nei tempi di uscita. “Farebbero aumentare in modo consistente, ha detto, le uscite per il pensionamento” con un aggravio per la finanza pubblica di “alcuni miliardi”. Le penalizzazioni che potrebbero essere fissate a fronte di una uscita anticipata rispetto a quella prevista dalla attuale legge non basterebbero a coprire i costi rendendo l’onere complessivo “incompatibile con il percorso attuale di contenimento della spesa pubblica e con l’indirizzo del governo che ha fissato come priorità la riduzione del costo del lavoro”. Il governo, ha detto ancora Giovannini, “sta valutando ipotesi diverse” da queste proposte, ma non è disponibile a una controriforma. Si sta studiando invece un meccanismo di maggiore flessibilità per l’accumulo dei contributi per coloro che entrano tardi nel mercato del lavoro o hanno carriere discontinue.

Ad ogni modo il governo sta “pensando di introdurre dei meccanismi che favoriscono l’accumulo dei contributi nel modo più flessibile possibile”. In questo modo sarà possibile “aumentare il montante pensionistico, con maggiore flessibilità rispetto a quanto consentito oggi, per cumulare i contributi”. Gli interessati, spiega Giovannini, saranno le persone “caratterizzate da entrate ritardate e lavoro discontinuo”. Sarà inoltre costituito un “gruppo di riflessione per stimolare un’inclusione sociale di chi già gode del reddito pensionistico”.

Il governo sta nel frattempo valutando l’ipotesi di congelare le pensioni più elevate, riducendo l’indicizzazione degli assegni che superano di 6 volte l’importo minimo (circa 3mila euro al mese), e di destinare gli eventuali risparmi “in un’ottica di solidarietà”. L’esecutivo, spiega il ministro, “è intenzionato a mantenere” anche per il 2014 il meccanismo che “rappresenta un significativo aumento” per le pensioni nel 2013, e che prevede “l’indicizzazione per importi fino a 3 volte minimo”. Per gli anni successivi l’indicizzazione sarà al 75% anche per gli superiori a 6 volte. Il governo, spiega il ministro, sta valutando una rivalutazione del sistema, per “ridurre l’indicizzazione delle pensioni più elevate”. Il risparmio generabile, che sarà limitato visto il basso numero di pensioni elevate, “potrebbe essere utilizzato in ottica solidarietà”. In questo quadro ci sarà invece rivalutazione piena per i trattamenti fino a tre volte al minimo. Il ministro ha sottolineato che per gli importi tra tre e cinque volte il minimo (tra i 1.500 e i 2.500 euro al mese) ci sarà una rivalutazione pari al 90% rispetto all’inflazione mentre per gli importi tra i cinque e le sei volte il minimo la rivalutazione sarà al 75% dell’inflazione. Oltre le sei volte il minimo, ha spiegato, ci sarà una “sterilizzazione” per il 2014 mentre per gli anni successivi ci sarà di nuovo per le pensioni più alte una rivalutazione al 75%. Si sta comunque valutando un nuovo sistema di adeguamento all’inflazione per le pensioni più alte con risparmi da utilizzare “in un’ottica di solidarietà”.

Infine gli esodati. Nel complesso per le quattro tranche di “salvaguardati” rispetto alla riforma Fornero della previdenza sono stati destinati 10,4 miliardi di euro. Il ministro del Lavoro ha ricordato che per la quarta salvaguardia (decisa dal governo Letta) sono stati stanziati 600 milioni per circa 6.500 esodati cosiddetti “licenziati individuali”. Nei tre precedenti decreti di salvaguardia erano stati coinvolti 130mila esodati.