Percorrendo la via Cristoforo Colombo, in direzione di Ostia, poco prima del chilometro 18, non si può fare a meno di guardarli, i grandi cartelli che pubblicizzano il Camping Village Fabulous. Un complesso davvero da sogno per gli appassionati del genere, che occupa la grande pineta di alti pini marittimi che si distende tra la Colombo e la via di Malafede. Piazzole per caravan e per tende, oltre ad un grande spazio per gli “stagionali”. Ma anche bar, market, gelateria e ristorante, campi di calcetto, tennis e beach volley, minigolf, piscine, un parco giochi e un’area animazione, un anfiteatro per le rappresentazioni. Insomma molto più che un semplice campeggio. Un vero e proprio Campus Estivo Internazionale.

Realizzato nella primavera del 2009 nel bel mezzo della Riserva naturale statale litorale romano, istituita con Decreto Ministeriale del 29 marzo 1996 e gestita dal Comune di Roma. Nonostante i terreni occupati rientrassero nella tipologia per la quale si vietava “qualsiasi intervento di modificazione”, se non “miranti al recupero ambientale ed alla conservazione della qualità naturalistica delle aree e dei beni culturali e ambientali”.

Nonostante nell’area occupata dal camping fosse ben nota, sia dalla Carta dell’Agro Romano che dalla presenza di una vasto affioramento di materiali antichi segnalato alla Soprintendenza archeologica di Ostia, la presenza di una villa romana, che infatti, nel corso dei lavori è stata individuata. Almeno parzialmente. Lasciata in vista, “risparmiata” al centro di uno spazio destinato alle tende, “chiusa” dal grande edificio nel quale sono i servizi igienici.

La musealizzazione del sito, tra via Pantheon e via del Foro romano, affidata ad una staccionata di legno che ne definisce i limiti. Il ricorso a nomi evidentemente evocativi così come l’utilizzo nel logo del camping di un rocchio di colonna con soprastante capitello appaiono gli unici elementi, per così dire, di rispetto nei confronti delle testimonianze archeologiche. Infatti “dentro” non sembrano ravvisarsi particolari opere di tutela, né tantomeno di valorizzazione. Anzi. Nel terreno scavato e quindi irregolare, emergono gli apparati radicali dei pini, fuori terra per considerevole altezza. Per il resto, si vede un letto di aghi di pino su quale è una distesa di parietaria. Le strutture riferite alla villa, nonostante tutto, rimangono. Possenti muri rettilinei, sui quali occasionalmente si aprono delle absidi, in una circostanza si addossano, a distanze regolari, a pilastri. Riferibili, entrambi, ad alcuni ambienti dell’impianto rustico-residenziale. Anche muri di minor spessore, da identificare, forse, in suddivisioni interne di quegli ambienti o di altri. La tecnica costruttiva prevalente quella in scaglie di peperino disposte per filari regolari. Ma si riconoscono anche parti da riferirsi evidentemente ad interventi successivi, in opera listata di scaglie di peperino e laterizi, oltre a più occasionali strutture in opera laterizia e in cubilia riutilizzati.

Come segnalato da una Associazione culturale locale, al Camping Fabulous si rischia di assistere presto all’abbattimento di un numero considerevole di pini, oltre che dall’aggiunta di nuove costruzioni all’interno del Campeggio. Operazione, questa, anche oggetto di un esposto alla Procura della Repubblica. Nonostante si tratti di opere rese possibili dalla L.R. 13 Agosto 2011, n. 14, che disciplina le strutture turistiche ricettive all’aria aperta.

Insomma, un campeggio su un’area archeologica all’interno di una Riserva naturale. Proprio come raccontato in Qualunquemente, un film. Cetto La Qualunque, alias Antonio Albanese, protagonista della commedia, osservando il suo villaggio turistico in riva al mare, direttamente sulla spiaggia, afferma fiero “Tutto questo l’ho creato io! Cos’era questo? Alberi, pini marittimi, macchia mediterranea, tombe, anfore, roba vecchia, insomma macerie, io l’ho bonificato”. Una storia, nella finzione cinematografica, ambientata in un paese, senza nome, della Calabria. Una storia, nella realtà del camping di Malafade, ambientata in una delle zone urbanistiche di Roma.

Viene da chiedersi come sia possibile che un sito archeologico, si trovi in queste condizioni. Sostanzialmente sconosciuto. Relegato in un recinto che lo ghettizza, sclerotizzandone la marginalità. Circostanze queste che non possono trovare alcuna giustificazione plausibile nella cronica mancanza di fondi a disposizione delle Soprintendenze archeologiche. Quel che sembra mancata è una progettualità, una capacità di “costruire” un’area archeologica coinvolgendo la proprietà del camping. L’errore iniziale di autorizzare l’impianto della struttura, perpetuato prima nel non assicurarsi che almeno si provvedesse ad una musealizzazione delle strutture e poi nel vigilare sul loro stato di conservazione. 

“Siamo fermi da tempo … il problema lo hanno fatto in Comune. Hanno scoperto che il villaggio è costruito su una città vecchia, antica”, dice nel film il geometra a La Qualunque-Albanese, per giustificarsi del ritardo nei lavori. Insomma sembra che per la realizzazione del Fabulous siano stati incontrati meno ostacoli di quanti ne avesse trovati il protagonista del film. A pensarci, non si può non rimanerne profondamente delusi.