E’ una strumentalizzazione politica dire che la tragedia di Lampedusa è colpa della Bossi-Fini. Tutti cadono nella tentazione di strumentalizzare, anche il ministro Kyenge”. Sono le parole di Roberto Castelli, ospite del talk show di approfondimento “Funamboli”, condotto da Alessandro Milan e in onda ogni lunedì alle 21.10 su 7Gold. Il politico del Carroccio si sofferma in particolare sulla pronuncia del cognome del ministro dell’Integrazione: “Io la chiamo “Chienge”, all’italiana. Lei non è il ministro dell’Integrazione? Quindi, dovrebbe lavorare per integrarsi. In italiano pronuncio il suo cognome come è scritto”. E aggiunge polemicamente: “La Kyenge manda a tutto il mondo africano, e non solo, messaggi del tipo ‘venite in Italia, tanto poi qualche Santo provvederà. E gli immigrati arrivano. La Grecia, ad esempio, è più vicina alla Siria, ma i Siriani sbarcano in Italia, perché chi è in difficoltà viene qui”. Sull’infelice appellativo affibbiato da Roberto Calderoli al ministro dell’Integrazione, Castelli ammette che è stato un errore, ma sottolinea: “Come al solito, ci sono due pesi e due misure, la solita doppia morale della sinistra. Mi dava dell’incapace di intendere e di volere, ma nessun giornalista si è mai stracciato le vesti”. L’ex ministro della Giustizia definisce poi “stupidaggini” le dichiarazioni del sindaco di Lampedusa contro la Lega e così giustifica i superstiti del naufragio di Lampedusa indagati per reato di clandestinità: “Io continuo a sentire che leggi sono uguali per tutti. E’ un’indagine che seguirà il suo corso e servirà a verificare se sono davvero dei rifugiati richiedenti asilo oppure sono il “signor Kabongo” (Kabobo, ndr)”. E sottolinea: “Faccio una domanda ai buonisti. Quante persone possiamo accogliere?”. Nel corso della trasmissione, Castelli si rende protagonista di un vivace duello con Vittorio Agnoletto sulla legge Bossi-Fini e, come il politologo americano Edward Luttwak, critica Papa Francesco: “Ha usato la parola ‘vergogna’ per quello che è successo a Lampedusa. Io non mi vergogno, perché non mi sento responsabile di quello che è successo. Mi vergogno del fatto che” – continua – “in altre parti del mondo ci sono di pelle gialla e nera, che vengono sgozzati, decapitati, ammazzati, senza che nessuno di noi dica una parola. E nemmeno il Papa l’ha mai detta”. E conclude: “Vuol dire che ci sono morti di serie A e morti di serie B. Ed è assolutamente inaccettabile”