“Tra dieci giorni arriverà una bambina cinese in classe, ho contattato la famiglia in Cina e così Maya non sarà più sola”. E’ questa la soluzione trovata dalla preside della scuola Francesco Guicciardini di Roma al Colle Oppio, Rosetta Attento, per risolvere il caso della classe “residuale”: la prima elementare composta da 13 maschi, con il 50% di figli di immigrati e una sola bambina, figlia anche lei di immigrati di seconda generazione. “Oltre il danno, la beffa”, è stata la reazione dei genitori degli alunni della I A, “in questo modo si creerà un maggior squilibrio nella composizione di una classe che nasce già problematica. In una scuola – affermano – che non ha mediatori culturali“. 

L’arrivo della bimba cinese è stato annunciato durante una riunione con i genitori organizzata pochi giorni fa, dopo il clamore suscitato dal caso di una classe composta in barba alle linee guida nazionali del Pof (il Piano dell’offerta formativa voluto dall’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini). La preside intendeva convincere alcune alunne iscritte in altre sezioni a spostarsi nella I A, per far compagnia a Maya. Tentativo vano, nessun genitore è disposto al trasferimento delle proprie figlie. Ed ecco il rimedio “trovato” dalla dirigente: “Ci sarà una nuova iscritta, anche se per adesso è all’estero”. Una soluzione paradossale e assurda agli occhi dei genitori che hanno già inviato alcune diffide, firmate anche dai genitori stranieri, all’Ufficio scolastico regionale per il Lazio, all’Assessorato regionale e al ministero dell’Istruzione, in cui chiedono che si faccia luce sui criteri seguiti per la formazione delle 4 classi prime elementari. “Il tetto del 30% di stranieri è abbondantemente sorpassato e le regole sulle quote rosa previste dal Piano dell’offerta formativa palesemente violate” denunciano i genitori. E una prima risposta è arrivata: quella dell’assessore alla Scuola del Lazio, Massimiliano Smeriglio.

“Ad un occhio esterno la situazione appare asimmetrica, 13 ragazzini e un’unica bambina è di sicuro una classe priva di equilibrio, afferma l’assessore e vice-presidente della Regione a ilfattoquotidiano.it: “Interpelleremo la scuola e l’Ufficio Scolastico Regionale per sollevare il tema e trovare soluzioni condivise che abbiano al centro il benessere dei bambini e delle bambine”. I genitori degli alunni della I A lamentano superficialità sulla pelle dei propri figli. E imputano alla dirigente Attento la responsabilità nell’aver composto una classe “residuale”. 

“Io non voglio processare nessuno. I dirigenti a prescindere meritano fiducia – sostiene Smeriglio -, ma è evidente che, sia in base alla circolare Gelmini, al Pof e allo stesso regolamento della Guicciardini (che all’articolo 41 obbliga l’istituto a formare classi con una pari distribuzione tra maschi e femmine), e considerando non ultimo il buonsenso e la sensibilità che merita la questione, c’è qualcosa che non va”.

Secondo Smeriglio, che promette di farsi carico della questione, bisogna capire come si è arrivati a questo punto: “Noi ascolteremo la dirigente con l’intento di aiutarla a risolvere il problema, dobbiamo impedire che questa vicenda tutta burocratica incida sulla vita della bambina. Attraverso il dialogo si può riorganizzare l’assetto delle classi, senza fare processi e senza conflitti tra genitori e dirigenti. La scuola – continua – è come una comunità con un focus ben preciso: il bene dei bambini”.

La direttrice si rifiuta di dare spiegazioni esaurienti a ilfattoquotidiano.it. “Questa polemica è una stupidaggine”, afferma cercando di chiudere il portone. “I bambini stranieri parlano italiano, fino al punto che li ho sentiti dire: ‘Forza Totti, Forza Roma’, io ho cercato di ascoltare tutti i genitori durante la formazione delle classi”, ha affermato la dirigente durante la riunione.

Parole messe nero su bianco nella risposta che Attento ha inviato all’Ufficio Regionale Scolastico e al ministero dell’Istruzione in merito alle diffide presentate dai genitori. Secondo la preside la distribuzione degli alunni stranieri nelle classi è avvenuta correttamente, tenendo conto del livello di scolarizzazione e delle differenze tra i figli di immigrati di prima e seconda generazione.

Tesi respinta dai genitori della I A, secondo i quali tra i 7 stranieri presenti in classe, tre parlano l’italiano a stento. “Ci sono classi pollaio – dichiara Romana D’Ambrosio, genitore di un bambino della I A -, in alcuni casi formate da soli bambini italiani, e anche questo è uno squilibrio, e poi una classe residuale: basterebbe questo quadro per capire che le composizioni sono sbagliate”. Le famiglie, appunto, rimarcano le differenze con le altre classi, tutte ben equilibrate, con un numero minino di stranieri, come la I C composta da 15 maschi, 10 femmine e una sola bambina straniera nata e cresciuta in Italia da immigrati di seconda generazione. O come nella I D dove i figli di stranieri sono due. La preside nella sua relazione difende la politica scolastica, “attenta ai desiderata delle famiglie, che le hanno reso impossibile negare i nulla osta richiesti”. Intanto i genitori di un altro alunno della I A, figlio di italiani, ha chiesto il trasferimento in un’altra scuola. 

Ma la classe ghetto non è l’unica grana che deve affrontare la preside Attento. Alla scuola Baccarini, sede distaccata dell’istituto Guicciardini a due passi da via Cavour e che è sotto la responsabilità anche questa della preside Attento, si è formata una prima elementare composta da 28 bambini, due dei quali con disabilità. Una ‘classe pollaio’ collocata in un’aula poco consona, “grande al massimo 25 mq” è la denuncia dei genitori.

“Prima di accettare le iscrizioni, la preside avrebbe dovuto valutare la capienza della classe, i bambini non hanno spazio per muoversi, le maestre fanno difficoltà a mantenere il silenzio, con il conseguente rallentamento delle attività” sostiene Viviana, una delle madri di una bambina della prima elementare. “Sono le stesse insegnanti a lamentarsi” aggiunge Paola, un’altra mamma . “Le maestre hanno deciso di dividere la classe in due gruppi, vedremo come andrà – raccontano i genitori e nonni fuori dalla scuola in attesa del suono della campanella -, ma mancano ancora delle insegnanti, e questi bimbi in alcune ore vengono spostati nella quarta e quinta classe, tutti insieme come nell’ottocento”.