Di mancata attuazione della Costituzione parla oggi Gustavo Zagrebelsky a Liana Milella su la Repubblica: “C’è un paradosso – dice Zagrebelsky – tutti o quasi rendono omaggio alla prima parte della Costituzione, quella che tratta dei diritti, dei doveri, della giustizia, del lavoro, della libertà, della solidarietà. Quella parte descrive un tipo di società, molto lontana da quella in cui viviamo, che a noi invece pare tuttora di vivissima attualità. Proprio questa parte della Carta, però, è quella più largamente inattuata o violata. Le si può rendere omaggio in astratto perché ce ne si può dimenticare in concreto”.

Prendiamo l’articolo 2“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale“. Subito torna in mente la frase a effetto (“…le persone che hanno perso la vita a Lampedusa da oggi sono cittadini italiani”) pronunciata venerdì dal presidente del Consiglio Enrico Letta, applaudito da una platea convinta ma dimentica del fatto che, mentre i morti acquistavano un astratto diritto di cittadinanza, nella realtà concreta, i sopravvissuti venivano indagati dalla procura di Agrigento per il reato di immigrazione clandestina (reato, pare, compatibile con il nostro ordinamento, secondo la Corte Costituzionale, che ha già respinto alcune eccezioni di incostituzionalità) e avviati a centri di accoglienza che di accogliente hanno ben poco.

Purtroppo la contraddizione, l’ennesima dimostrazione concreta, la più recente, delle affermazioni di Zagrebelsky, non è passata inosservata in Europa e sta costando all’Italia l’ennesimo punto sulla patente di scarsa serietà.