Sulla tragedia di Lampedusa, da una parte sentiamo cattiverie se non razzismo, mentre dall’ altra   luoghi comuni e populismo. Un po’ di italica commozione, qualche discorsino delle autorità, solenni impegni perché ciò non si ripeta e nient’ altro. Da sinistra si incolpa la Bossi-Fini; per la destra la colpa è tutta del ministro Kyenge  e magari un po’ anche della presidente della Camera, Boldrini. Che squallore. Nessuna seria analisi sulle ragioni che spingono migliaia di essere umani e rischiare la vita. Ma cominciamo a vedere come stanno le cose.

Da una parte del mare, a Nord, ci sono popolazioni che, nelle immagini propagate in tutto il mondo dalle nostre televisioni, hanno per la maggior parte, il problema della dieta, del week end, di quale automobile o telefonino acquistare o di quale assorbente usare. Nella realtà non è purtroppo, sempre così; la crisi, si c’è, ma il problema non é certo (per ora) procurarsi cibo o acqua, o scampare alle bombe.

Che effetto possono avere queste immagini su altri uomini che, per la maggior parte, hanno, appunto, il problema quotidiano dell’acqua, del cibo, delle medicine, per non parlare della scuola? Questo è il problema di fondo che causa queste migrazioni di massa: si chiama disuguaglianza globale; da una parte gente super nutrita, dall’altra gente affamata. Ma occorre andare alla radice del fenomeno; perché questo è accaduto?

La storia dello schiavismo e quella coloniale dell’Africa sono note a tutti, ma quel che è accaduto dopo è ancor peggio. Uno sfruttamento sconsiderato delle risorse da parte dei paesi “civili ed avanzati”, appoggiandosi spesso a governi fantoccio e/o corrotti. Insomma, i nostri paesi non stanno usando mezze misure pur di garantire ai propri cittadini sempre migliori (?) condizioni di vita; paesi a guida comunista, socialista, cristiana, liberale, senza nessuna distinzione, non si preoccupano minimamente delle disuguaglianze che si stanno acuendo tra paesi poveri e paesi ricchi.

Cinismo è la parola d’ordine che li accomuna. Stiamo depredando le loro risorse per oggetti inutili, per effimeri usa e getta; e dopo le risorse, ruberemo anche le persone, perché come dice anche la nostra sinistra, ci serve manodopera per lavori che gli italiani non vogliono più fare e poi….  “Con i loro contributi ci pagheranno le nostre pensioni”.

Davanti a noi ormai una decina di paesi sono in guerra; guerre spesso provocate  da interessi stranieri. Poi altri paesi sono stati invasi con la scusa del terrorismo per poter prendere il loro petrolio o far passare gli stessi oleodotti e gasdotti che poi portano la benzina per riempire le nostre auto o per scaldare le nostre case. Ma è scomodo dirlo, o ammetterlo. E poi noi esportiamo armi, non democrazia.

Oltre a molte cose che già si sono dette e scritte su chi fugge da povertà o peggio da guerre è sorprendente constatare, e pochi lo dicono, che la sola Italia ha emissioni serra (e consumi energetici) maggiori di quasi tutto il continente africano, escludendovi i tre stati più, fino a poco tempo fa, forse, sviluppati (Algeria, Egitto, Sudafrica).

In particolare, nel 2012:

– emissioni CO2 Italia: 406 milioni di tonnellate

– emissioni CO2 altri Africa: 370 milioni di tonnellate

E questo, nonostante in Italia le emissioni siano in calo a causa della crisi e solo in piccola parte a nostro avviso per le azioni virtuose. Per opposto in Africa sono aumentate. Però gli abitanti sono 60 milioni in Italia e quasi 800 milioni in Africa! Alle conferenze sul clima, è impossibile invocare la responsabilità differenziata e storica; lo stile di vita degli americani ed anche degli europei non può essere messo in discussione. Poi, come se non bastasse, esportiamo rifiuti.

Insomma, l’Africa è la scommessa persa dell’Europa; una seria politica di sostegno allo sviluppo avrebbe potuto produrre importanti risultati sia da noi che in Africa; in Africa avrebbe potuto migliorare le condizioni di vita della popolazione, assicurando più lavoro, più educazione  e più salute; da noi avrebbe consentito di trovare un mercato più disponibile ad acquistare i prodotti provenienti dalle nostre fabbriche. Troppo semplice e lungimirante per essere realizzato dagli strapagati burocrati europei, americani e delle Nazioni Unite.

E intanto, la Cina, sta velocemente avanzando in diversi paesi africani con una politica non volta allo sviluppo, ma semplicemente diretta ad assicurare al proprio miliardo e mezzo di abitanti cibo ed energia sufficiente per il futuro. Altro che le motonavi della polizia europea e la falsa politica dell’ accoglienza. Insomma, non va ovviamente bene  il “buttiamoli tutti a mare” e nemmeno é pensabile il “accogliamoli tutti”. Solo affrontando questi temi potremmo incominciare a risolvere “alla radice” il problema dei profughi da guerre e povertà e quelli  causati dai cambiamenti climatici.