Durante la messa a punto delle infrastrutture per ospitare i giochi olimpici invernali del prossimo febbraio, la città russa di Sochi ha assistito alla costruzione di quello che è stato definito uno dei più invasivi programmi di sorveglianza nella storia delle Olimpiadi. A darne notizia è stato il Guardian, sulla base di documenti raccolti da due giornalisti russi, Andrei Soldatov e Irina Borogan. Le rivelazioni del quotidiano britannico arrivano a stretto giro dalla cerimonia sulla Piazza Rossa a Mosca con cui nei giorni scorsi il presidente russo Vladimir Putin ha acceso la fiaccola olimpica. E si aggiungono alle polemiche intorno alle conseguenze ambientali dell’organizzazione e allo sfruttamento degli immigrati irregolari dall’Asia centrale per la realizzazione delle strutture. Senza dimenticare il rischio di mancata tutela dei diritti umani e della libertà d’informazione nella Russia putiniana, soprattutto dopo la legge contro quella che Mosca chiama “propaganda omosessuale”.

Il controllo delle comunicazioni di atleti e spettatori sarà una sorta di “Prism sotto l’effetto di steroidi”, scrive il Guardian. Il riferimento è ai programmi di spionaggio statunitensi denunciati dalle rivelazioni di Edward Snowden, ex consulente dell’agenzia statunitense per la sicurezza nazionale, che proprio in Russia ha trovato asilo. La Fsb, erede del Kgb di epoca sovietica, ha iniziato a tessere la propria rete di controllo nel 2010, quando fu assegnato il compito di garantire la sicurezza dei giochi sotto la guida di Oleg Syromolotov, uno dei vicedirettori dell’agenzia. Sochi, città sul Mar Nero, non è distante dalle regioni del Caucaso del Nord martoriate dalla guerriglia islamista. La scorsa estate fu il leader guerrigliero Dokka Umarov, l’Osama bin Laden russo, a mettere nel mirino dei ribelli i Giochi che, nelle intenzioni di Putin, dovranno diventare una vetrina internazionale per il Paese.

Come notano tuttavia Soldatov e Borogan, Syromolotov non ricopre compiti di antiterrorismo, ma di controspionaggio. Già nel settembre di tre anni fa delineò i progetti per sfruttare il sistema di intercettazione Sorm durante le Olimpiadi. Si tratta di un sistema inizialmente sviluppato negli anni Ottanta del secolo scorso dall’allora Kgb e migliorato nei successivi decenni. A oggi il sistema Sorm-1 serve per intercettare le comunicazioni telefoniche, Sorm-2 per il traffico internet e Sorm-3 per ogni genere di comunicazione, con un capacità di immagazzinare dati per lunghi periodi.

Secondo i due giornalisti russi, la Fsb ha provveduto a migliorare il sistema affinché possa gestire la mole di traffico durante l’appuntamento olimpico. I fornitori di servizi telefonici e internet sono stati obbligati a installare gli apparecchi per il sistema Sorm. In caso contrario, sarebbero stati multati. Inoltre sebbene l’Fsb debba “tecnicamente” avere un mandato per intercettare le comunicazioni, non è più tenuta a mostrarlo. La sicurezza a Sochi sarà garantita anche con mezzi più convenzionali: oltre 40mila agenti di polizia in servizio, 5mila telecamere di sorveglianza, droni che scruteranno dall’alto la città, sistemi sonar per rilevare sottomarini ed evitare il rischio di attacchi dal mare. Appena la scorsa settimana, Alexei Lavrishcev, alto funzionario dell’Fsb, ha però parlato di sicurezza praticamente “invisibile” se paragonata a quella delle Olimpiadi di Londra dell’anno scorso. Ma il fatto che il controllo sia invisibile, non vuol dire che non ci sia. 

di Andrea Pira