La Rai va chiusa” slogan di moda e condiviso, in parte a causa delle prove che dà lo stesso servizio pubblico. Tanti in buona fede la pensano così ed è difficile a volte dargli torto. Molti invece ci provano, spinti dal desiderio di favorire ancora di più i principali concorrenti terrestri e satellitari. Si possono fare diverse considerazioni sulla necessità o meno della presenza di un servizio pubblico nel sistema radiotelevisivo. Personalmente penso che ci siano ancora tante ragioni perché questa presenza venga mantenuta, ovviamente ammodernata e liberata dal giogo politico che l’ha rovinata.

Il dibattito è aperto e molti interessanti spunti di riflessione sono stati definiti. A cominciare dalle ipotesi di riforma della Rai maturate grazie al contributo di associazioni di cittadini, come quelle portate avanti da MoveOn. Tema dunque complesso che dovrebbe essere affrontato con grande trasparenza e partecipazione. E invece? Tutto si muove nelle segrete stanze e sotto l’incipiente e non risolto conflitto di interessi. Ma il destino della Rai è troppo importante per essere liquidato con arguzie e formalismi.

I segnali sono diversi, tra questi quello più sintomatico riguarda l’approvazione del nuovo contratto di servizio. Il relativo schema tra breve arriverà all’esame della Commissione Parlamentare di Vigilanza. Dalle indiscrezioni che ho avuto in questi giorni, nel testo definito dal Ministero dello Sviluppo Economico e trangugiato, con qualche meritoria eccezione (Tobagi – Colombo), dalla Rai risulta evidente la volontà del Governo di privatizzare l’azienda e soprattutto di mettere a gara la concessione del servizio pubblico.

Due in particolare sono i punti critici:  la riduzione del perimetro dei programmi di servizio pubblico; la previsione di  procedure propedeutiche alla gara per l’assegnazione della concessione. Si stabilisce infatti che il perimetro del servizio pubblico non corrisponde più, come è sempre stato, alla complessiva programmazione dell’attuale concessionaria, ma d’ora in poi esclusivamente ai programmi di  genere predeterminato (con esclusione ad esempio dell’intrattenimento). Questi ultimi debbono essere finanziati in via esclusiva dal canone e devono essere segnalati con un bollino blu, con il sottotitolo “programma finanziato con il contributo del canone”.

Quanto alla gara, sul cui esito non sarebbe difficile fare un pronostico visti gli operatori esistenti, si prevede una consultazione pubblica finalizzata al rilascio della nuova concessione. Da nessuna parte c’è un impegno a riassegnarle alla Rai. A metà del 2016, infatti, scade l’attuale concessione ed in molti, anche tra i politici di sinistra, sono conquistati dall’idea di farla finita con l’azienda di viale Mazzini.  Insomma, invece di riformarla rendendola finalmente libera da condizionamenti e capace di svolgere un ruolo cruciale nella  convergenza, dopo averla depredata la distruggono.