La crisi di governo sembra essere passata, nessuno o quasi sembra parlare della crisi economica, sociale e democratica che continua ad imperversare nel nostro paese. Noi studenti la situazione ce l’abbiamo chiara, la viviamo quotidianamente sulla nostra pelle, nelle nostre scuole e università, nell’impossibilità di trovare lavoro, di costruire un futuro libero e dignitoso. Per questo la settimana che inizia oggi è importante, perché abbiamo deciso convintamente di mobilitarci.

11 Ottobre: contro la crisi sociale. Venerdì saremo in piazza in tutta italia. Nelle strade di più di 70 città si snoderanno cortei che diranno a gran voce: “Non c’è più tempo, vogliamo investimenti in istruzione subito!”. Dopo i tagli a scuole e università dell’era Gelmini gli atti del Ministro Carrozza sono poco più che prebende. O l’istruzione verrà messa al centro di un nuovo modello di sviluppo, in cui le intelligenze delle giovani generazioni servano a reimmaginare cosa produciamo, come lo produciamo e perché lo produciamo, oppure i luoghi della formazione diventeranno solo un parcheggi per futuri disoccupati. Dal 15 di Ottobre in Italia si inizierà a discutere la Legge di Stabilità: nelle intenzioni degli organizzatori delle manifestazioni dell’11 ottobre c’è quella di tenere alta l’attenzione sul disagio sociale di un’intera generazione che se non diventerà davvero la priorità delle politiche economiche del Governo sarà continuamente costretta ad emigrare. 

12 Ottobre: contro la crisi democratica. Oggi però sappiamo benissimo che non basta avere un’istruzione di qualità per vivere in un mondo giusto. Negli ultimi anni gli spazi di democrazia si sono ridotti nelle scuole e nelle università come nei luoghi di lavoro (vedi il caso FIAT) e nella società tutta. La politica ormai è sorda alle istanze che provengono da quello che un tempo avremmo chiamato popolo. Dalla Val di Susa, agli inceneritori in Campania, dai lavoratori precari ricattati ogni giorno, fino ad un Referendum come quello sull’acqua che non è mai stato rispettato viviamo in un corto circuito in cui la politica si è chiusa nei suoi giochi di palazzo. Ora vogliono cambiare la Costituzione perché non vogliono rispettare quella che abbiamo e che nella sua prima parte è chiarissima sui diritti e i doveri di cittadini e politica. 

Proprio perché crediamo in questi diritti e sappiamo che non sono rispettati, proprio perché lottiamo per scuole, università e ospedali pubblici, proprio perché crediamo nel diritto alla casa, proprio perché vogliamo il diritto al lavoro come quello allo studio, ma soprattutto perché vogliamo che la nostra voce venga ascoltata, per ridare senso alla democrazia in questo paese, scenderemo in piazza il 12 Ottobre a Roma rispondendo all’appello lanciato da Rodotà, Landini, Carlassarre, Zagrebelsky e Don Ciotti nella speranza di proseguire un percorso fatto di buona politica, ma soprattutto per riscoprire la parola democrazia tornando ad ascoltare, ad ascoltarci e a farci sentire.