Il governo introdurrà “una sorta di reddito minimo” con la legge di stabilità per il 2014. Lo ha annunciato il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, come misura di contrasto alla povertà.

La dichiarazione arriva alla vigilia del confronto con i sindacati previsto per lunedì. “Primum vivere deinde filosofare”, commenta il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, prima “bisogna trovare i soldi per la cassa integrazione in deroga. Poi ci sarà tempo, finita la crisi, per discutere le riforme del mercato del lavoro”. Proprio per il 2014 il governo infatti si appresta a ridurre le risorse per la cassa integrazione in deroga (dai 2,8 miliardi spesi nel 2013 a un miliardo) riducendo la durata del sussidio e inasprendo i criteri per ottenerlo. “E’ una operazione di immagine” – dice il segretario confederale Uil Guglielmo Loy – un intervento “paradossale” da parte di un governo che per il prossimo anno sta per tagliare in modo sostanziale le risorse per gli ammortizzatori in deroga.

Il ministro conferma che l’altro capitolo su cui si sta lavorando è quello del taglio del cuneo fiscale sul lavoro, misura per la quale si stanno vagliando interventi selettivi. La finalità, ricorda senza però dare cifre sull’entità delle risorse da destinare alla misura, è quella di “stimolare la crescita, l’occupazione, gli investimenti” e “sostenere i redditi delle famiglie”. Infine la legge di stabilità potrebbe contenere misure sugli esodati e sull’alleggerimento della stretta sulle regole della legge Fornero per il pensionamento in cambio di penalizzazioni per chi esce prima così come annunciato prima dell’estate. “Mantengo il riserbo – ha tagliato corto il ministro – perché martedì esporrò le idee su cui stiamo lavorando in una audizione in Parlamento”.

Secondo il presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi, “la legge di stabilità dovrà intervenire selettivamente sul costo del lavoro, con particolare attenzione al ridimensionamento del fattore lavoro nel calcolo dell’Irap, alla riduzione dei contributi Inail per le aziende virtuose affinché siano più proporzionati alle prestazioni, ad una sensibile e semplice detassazione-decontribuzione del salario determinato dagli accordi aziendali o interaziendali in modo da incentivare la maggiore produttività”.