Quello di Lampedusa dell’altro giorno è solo l’ultimo episodio. Sono anni che nel Mediterraneo è in atto una vera e propria strage. Si calcolano infatti in oltre seimila i migranti morti in tale mare nel corso degli ultimi dieci anni.

Di chi è la colpa? Certamente anche dei criminali privi di scrupoli che organizzano la traversata. Ma appare veramente riprovevole l’esercizio di sfrontata ipocrisia con il quale mezzi di informazione e governo tentano di rigettare ogni responsabilità, rendendo gli scafisti unici colpevoli.

Costoro in realtà agiscono in un contesto più ampio dal quale cercano di trarre profitto. I costruttori di tale contesto sono da un lato l’Europa e dall’altro tutti i governi nazionali, praticamente senza eccezione, che si sono succeduti “alla guida” del nostro Paese negli ultimi vent’anni. Gli anni del berlusconismo imperante (con qualche breve e finta parentesi) e del neoliberismo esasperato.

La filosofia  diffusa da Europa e governi nazionali rispetto ai migranti e ai rifugiati è stata ed è costantemente quella dello stato d’assedio. Che fa di rifugiati e migranti in cerca di sopravvivenza, perché di questo si tratta, un pericolo per la sicurezza nazionale e quella europea. Che finge di non vedere i disastri e non fa nulla per prevenirli. Che assoggetta a pene i pescatori e chiunque altro operi per salvare i migranti in difficoltà, come è già successo più volte, come nel caso della nave “Cap Anamur”. Che rinchiude i superstiti in campi di prigionia privi di ogni garanzia giuridica e dignità umana o li ributta in luoghi di tortura come i campi organizzati in Libia, prima da Gheddafi e poi dai suoi successori che non sono certo meglio di lui, con il beneplacito, il plauso e il sostegno dei vari governi italiani, da Berlusconi a Letta.

Tale filosofia è ben simboleggiata da una legge, la cosiddetta Bossi-Fini, i cui autori meriterebbero di essere tradotti davanti alla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità. Tale legge è espressione di una visione del mondo paranoica e razzista basata sul presupposto che il flusso di migranti e rifugiati costituisce una vera e propria invasione cui occorre opporsi con tutti i mezzi. Una legge che tanto per fare un esempio della sua disumanità, ha obbligato ieri la Procura di Agrigento a iscrivere nel registro di indagati per immigrazione clandestina gli scampati dell’ultimo massacro.

Visione paranoica e razzista il cui unico risultato è stato quello di consentire, per poco tempo, a forze come la Lega e il Pdl di lucrare per un certo periodo una rendita elettorale proveniente da individui demuniti che formano settori di elettorato afflitti da profonda ignoranza e razzismo più o meno latente. Una rendita elettorale oggi quasi completamente esaurita, ma che questa classe politica, specie nelle sue componenti più reazionarie, continua ad ossequiare opponendosi all’introduzione delle nuove necessarie leggi su asilo e cittadinanza. E ovviamente chiedendo il mantenimento della legge assassina. Una legge che ha prodotto l’unico effetto di infliggere enormi sofferenze ai migranti, sia a quelli periti in mare che a quelli rinchiusi nei campi o mandati ad affollare ulteriormente galere già sovraccariche e un enorme ingiustificato dispendio di denaro pubblico. Nessun effetto positivo, invece, come era ovvio, data l’assenza di ogni minimo presupposto intellettuale e conoscitivo dignitoso, per quanto riguarda il governo dell’immigrazione, le cui uniche esperienze degna di nota si sono svolte e continuano a svolgersi in polemica e contrapposizione, aperta o larvata, con questa legge ignobile e l’altrettanto ignobile filosofia che la sottende.

Sarebbe ora di capire che chi fugge in cerca di asilo lo fa perché costretto a vivere in condizioni di vita assolutamente intollerabili. Come e forse anche più dei nostri bisnonni e trisavoli che fuggirono dalla miseria dell’Italia di allora per andare a cercare fortuna in America e in altre parti del mondo.

E’ quindi giunto il momento di abolire la legge Bossi-Fini e di demolire il mostruoso, costosissimo e inutile apparato repressivo da essa messo in campo per soddisfare i pruriti misantropici di stampo razzista dei suoi ideatori e seguaci. Le risorse vanno invece destinate alla politica dell’accoglienza e all’apertura di un canale umanitario nei confronti dell’Africa e degli altri territori di provenienza dei richiedenti asilo, territori devastati dalle politiche di sfruttamento e guerra condotte dall’Occidente nei loro confronti da sempre. Sarebbe ora che l’Europa e i Paesi che ne fanno parte, tra cui il nostro, assumessero le proprie responsabilità storiche al riguardo e smettessero di ciurlare nel manico alimentando ancora la strage degli innocenti.