Può una pregiudicata sedersi nel consiglio di amministrazione di una banca? Può, eccome. 

Meno di un anno fa Barbara Tosi, sorella di Flavio, sindaco di Verona, viene nominata nel consiglio di amministrazione della Cassa di risparmio di San Miniato del gruppo Carismi, ma ha una condanna a due mesi per “aver propagandato idee razziste”. E’ andata a sedersi sulla preziosa poltrona in rappresentanza della Società Cattolica di Assicurazioni di Verona, azionista col 25 per cento. San Miniato non è in provincia di Verona e non è nemmeno in Veneto, ma in Toscana a metà strada fra Pisa e Firenze. Una banca con quasi 160 milioni di euro di capitale. Barbara Tosi, fino ad allora, ha un curriculum perfetto per entrare nel board della banca: amministratrice di condominio. Mai ha occupato ruoli in qualche banca seppur piccola, o si è occupata di finanza in qualche società. Alle spalle solo una laurea in Scienze economiche e bancarie.

Ben più noto è il suo impegno politico a fianco del fratello. Da presidente di circoscrizione a consigliere comunale, a capogruppo della lista della Lega Nord. Giusto per stare in famiglia, il fratello governa la città, la sorella governa la maggioranza in Comune. Entrata nel 2007 in sala consiliare è rieletta nel maggio dello scorso anno a furor di popolo: 1244 preferenze, la più votata della Lega Nord. E’ lei la vera “pasionaria” verde, non perde un colpo, sempre nel mezzo del dibattito politico, detta la linea, suggerisce al fratello le mosse. Ma nel 2009 Barbara e Flavio Tosi, con altri tre, vengono condannati in via definitiva dalla Cassazione a due mesi di reclusione con pena sospesa. Nel 2001, infatti, Flavio Tosi è solo un consigliere regionale e forse vuole spianarsi la strada per le comunali e così attacca zingari e campo nomadi. La Cassazione rileva che i due, Barbara e Flavio Tosi, hanno “in concorso tra loro, propagandato, anche con l’affissione di manifesti, idee basate sulla superiorità e l’odio razziale nei confronti degli zingari Sinti e comunque di discriminarli”. 

Alcuni anni dopo la condanna, nel 2012, Barbara Tosi viene nominata nel cda della Cassa di Risparmio di San Miniato, “per rafforzare i rapporti fra il sindaco e la potente finanza della città scaligera”, spiega Michele Bertucco del Pd. Tuttavia l’articolo 2387 del codice civile e lo Statuto della Cassa di Risparmio di San Miniato dispongono che “l’assunzione della carica di amministratore” è subordinato “al possesso di speciali requisiti di onorabilità, professionalità ed indipendenza”. Concetto espresso anche nel codice etico della banca. Anzi, esso fa espresso divieto di “intrattenere rapporti con soggetti privi, in quanto conosciuti, dei necessari requisiti di onorabilità”. Generalmente il requisito dell’onorabilità viene identificato nella “insussistenza di condanne penali per taluni reati”.

E i reati contemplano anche le condanne contro la fede pubblica e contro l’ordine pubblico. Non solo, la Banca d’Italia parla anche del requisito della professionalità. La persona che riveste la carica di amministratore deve aver avuto precedenti esperienze lavorative qualificanti, si specifica. “Qualcuno mi deve spiegare – dice Bertucco – come siano stati rispettati i criteri di onorabilità e professionalità previsti da Banca d’Italia”. Forse più di uno si è girato dall’altra parte!