Se nel dicembre 2012 Silvio Berlusconi raccolse un partito moribondo e lo portò in due mesi a un insperato pareggio con il Partito Democratico alle elezioni di febbraio, questa volta lo ha trascinato per il collo nelle sabbie mobili. Nella settimana in cui il Cavaliere ha sistemato sia il suo partito sia il governo sull’orlo del baratro, il Popolo delle Libertà ha perso il 2,7% nei sondaggi (oggi è a poco più del 22). In questo caso i dati sono quelli di Tecnè per SkyTg24. L’impatto forte vale anche per il Pd (che guadagna 3 punti in una settimana e supera quota 30%) e per l’intero centrosinistra che sempre in questi 7 giorni ha superato la coalizione di centrodestra superandola di quasi 4 punti percentuali. I Cinque Stelle restano più o meno stabili (22,4%). Ma la verità è che, a osservare i numeri di Tecnè, quello che preoccupa di più è che più della metà delle persone intervistate dall’istituto demoscopico ha dichiarato di non aver intenzione, oggi, di recarsi alle urne.

Per il resto il 65,7% degli intervistati è convinto che se il governo non avesse ottenuto la fiducia la situazione economica dell’Italia sarebbe notevolmente peggiorata. Per la maggioranza degli intervistati, lo svolgimento e l’esito della crisi politica hanno visto vincitore il presidente del Consiglio, Enrico Letta (per il 58,7%) mentre nessuna forza politica e nessuna coalizione ottiene un riconoscimento analogo. Soltanto il Pd, dunque, con il 42,7%, ottiene una quota consistente di giudizi che indicano un rafforzamento politico. Per 9 intervistati su 10 la crisi politica non è, però, risolta. Un risultato da cui traspaiono i timori di nuove tensioni. Per quanto riguarda le divisioni emerse all’interno del Pdl, la maggioranza degli intervistati (compresi gli elettori che si riconoscono in altri partiti), si schiera con Alfano. Eppure tra gli elettori del Pdl i rapporti s’invertono e all’interno del partito prevale nettamente la “linea Berlusconi”.

Ma, appunto, la crisi dell’ultima settimana travolge soprattutto le intenzioni di voto. Per quanto riguarda le coalizioni, la flessione del centrodestra (-2%) e la crescita del centrosinistra (+2%) rovesciano i rapporti di forza registrati nelle ultime settimane e il centrosinistra sale in testa con 3,7 punti di vantaggio. Nuovo record di astenuti e incerti, questa settimana sopra il 51%.

Per il resto è in crescita la fiducia nel governo (+4,3% rispetto alla scorsa settimana). Per quanto riguarda la forza dei leader, sia Renzi che Letta si rafforzano su Berlusconi. In un ipotetico ballottaggio tra i due possibili candidati del centrosinistra alla premiership, sul totale degli elettori, il sindaco di Firenze prevarrebbe sull’ex presidente del Consiglio (31,6% contro il 27,5%). Tra gli elettori del Pd è invece Enrico Letta a prevalere su Matteo Renzi (50,5% contro il 45,3%).