“Il padre del leader dell’opposizione odiava il Regno Unito, la regina, l’esercito, la Chiesa e voleva una rivoluzione degli operai”, ha scritto il Daily Mail, quotidiano britannico molto influente fra chi vota a destra. “Il dibattito politico ha senso, ma c’è un limite che non deve essere mai superato: voglio le scuse”, ha ribattuto Ed Miliband, leader laburista. E’ quindi ormai guerra fra il Daily Mail e il successore di Gordon Brown e di Tony Blair, proprio nei giorni in cui il governo si appresta a decidere se fare una legge per regolamentare la stampa oppure se lasciare tutto in mano all’autocontrollo di quotidiani, tabloid, riviste e siti Internet. Tutto nasce quando, la settimana scorsa, il quotidiano di destra pubblica alcune pagine dedicate a Ralph Miliband, ebreo rifugiato e accademico marxista morto nel 1994.

L’uomo viene descritto come uno che “odiava il nostro Paese” e persino nella versione online del quotidiano viene pubblicata la foto della sua pietra tombale con la didascalia “Grave Socialism”, socialismo da cimitero. Miliband, chiaramente, va su tutte le furie, produce il suo secondo attacco della sua carriera contro un editore – il primo era stato contro Rupert Murdoch – e inizia a chiedere la solidarietà della politica. Solidarietà che arriva dal vice primo ministro, il liberaldemocratico Nick Clegg – “Ha fatto bene a reagire” –, e indirettamente anche dal primo ministro conservatore David Cameron: “Nei suoi panni avrei fatto lo stesso, se avessero attaccato mio padre, persona che ho amato”.

Mai un articolo biografico, quindi, aveva scatenato tante reazioni nel Regno Unito. Dopo il fatto, il Daily Mail ha chiaramente dato possibilità di risposta a Miliband, pubblicando una sua accorata lettera di difesa del padre, ma ripubblicando anche, in calce alla lettera, tutte le accuse fatte qualche giorno prima e aggiungendo che “la politica vuole metterci il bavaglio, per quello non serve ora una legge per la regolamentazione della stampa, sarebbe deleteria”. Ed Miliband, noto solitamente per la sua scarsa veemenza dei suoi discorsi politici – anche se all’ultimo congresso del partito, la settimana scorsa, secondo gli analisti ha recuperato terreno su questo fronte -, ha questa volta difeso con tutte le sue forze la figura dell’accademico marxista. “Mio padre amava la Gran Bretagna – ha detto – e ha servito nella Royal Navy (la Marina militare, ndr). Era un rifugiato che arrivò qui e in questo Paese trovò sicurezza e stabilità. Ora parlo da figlio: sono turbato per quanto ho letto sul Daily Mail e sono ancora più turbato che abbiano ripetuto quelle bugie descrivendo l’eredità lasciata da mio padre ‘il grande male’”.

E la cosa, ora, pare essersi fatta veramente seria, se anche uno dei più fedeli aiutanti di Margaret Thatcher, la più volte primo ministro per il partito conservatore, la “Lady di Ferro”, è andato in soccorso di Miliband. Lord Moore of Lower Marsh ha precisato che “qui si stanno dicendo bugie. Ralph Miliband era un grande professore che mi ha insegnato tanto. Avevamo idee diverse, chiaramente, ma mi ha sempre rispettato e io ho sempre rispettato la sua integrità”. Ma Geoffrey Levy, l’autore dell’articolo, intitolato “L’uomo che odiava la Gran Bretagna”, ha ripetuto: “Sappiamo benissimo quello che Ralph Miliband scrisse in un suo diario. E cioè che ‘l’inglese è un nazionalista rabbioso. Gli inglesi sono forse il popolo più nazionalista al mondo. Lo sono talmente tanto che spesso ti auguri che nelle guerre perdano in modo che possano capire come vanno veramente le cose al mondo’”. Con un comunicato finale, da parte del giornale, che ha cercato di chiudere il dibattito: “Ralph Miliband non era una persona ordinaria da ignorare, ma era un accademico devoto a una filosofia e a una ideologia politica, il marxismo, che tanta miseria e tanta sofferenza ha causato nel mondo”. Intanto, per una vicenda collegata, il Daily Mail chiede scusa a Miliband, anche se non per l’articolo in sé. Nei giorni scorsi, alcuni giornalisti del tabloid sono andati al funerale di uno zio del leader laburista e hanno cercato di intervistare alcuni parenti del defunto, facendo domande sulla vicenda. Dopo l’incursione, il direttore ha sospeso questi due cronisti, ma non ha comunque ritrattato la descrizione fatta dell’ormai venuto a mancare Ralph.