In Valsusa lo scontro sul Tav si drammatizza. Da una parte aumenta la militarizzazione del cantiere e della valle, dall’altra crescono i pericoli di infiltrazioni violente nel movimento che si oppone alla costruzione del tunnel per l’alta velocità Torino-Lione. Ma siamo sicuri che questo progetto non sia già destinato a fare la fine del ponte sullo stretto di Messina? Gran spreco di soldi pubblici per lavori preparatori a una grande opera che non si farà.

L’ultimo colpo al progetto viene dalla Francia. Mentre a Roma si danno un gran da fare per dire che il Tav sarà realizzato a ogni costo, Parigi manda segnali che vanno nella direzione opposta: la linea Lione-Torino non è più una priorità. Lo sostiene un rapporto chiamato “Mobilitè 21– Pour un schéma national de mobilité durable”, redatto da una commissione del ministero francese dei Trasporti presieduta dal deputato socialista Philippe Duron. Il documento analizza tutti i progetti autostradali, ferroviari e marittimi su cui la Francia sta lavorando e propone una loro gerarchizzazione in tre gruppi, in vista delle scelte da fare e del budget pubblico che anche in Francia non è infinito. Il primo gruppo è quello delle “prime priorità”, da realizzare tra il 2014 e il 2030. Ci sono poi le “seconde priorità”, tra il 2030 e il 2050. E infine i “progetti a orizzonte più lontano”, al di là del 2050.

Il piano nazionale dei trasporti francese (Snit) prevedeva nel 2011 una spesa di circa 245 miliardi di euro. Troppi. Dopo il cambio del presidente e del governo, il nuovo ministro dei Trasporti ha insediato la commissione che, in otto mesi di lavoro, ha ridefinito le priorità. Le linee ferroviarie ritenute più urgenti, da realizzare dunque entro il 2030-2040, sono cinque: la Tours-Bordeaux, il collegamento Bretagna-Paesi della Loira, il by-pass Nimes-Montpellier, il completamento della Parigi-Strasburgo e la Bordeaux-Tolosa. Per tutto il resto, l’appuntamento è rinviato a dopo il 2040.

Anche per le linee già indicate come priorità europee, poiché “l’inserimento nella rete europea Te n -T”, dice il rapporto, “non è di per sé sufficiente a definire la priorità di realizzazione”. Tradotto: la Lione-Torino, con annesso supertunnel che sbuca in Valsusa, può aspettare. Per adesso non si fa, dopo il 2040 vedremo. Il rapporto fa cenno, è vero, al tunnel di base: “La commissione conferma l’interesse per la realizzazione dell’accesso previsto, in linea con la realizzazione del progetto di collegamento bi-nazionale”. Tuttavia, la commissione non può assicurare che la saturazione della linea esistente, “che giustifica la realizzazione del progetto, possa arrivare prima degli anni 2035-2040”. Ecco dunque l’espulsione del Tav valsusino dalle “prime priorità”.

Il rapporto lo dice chiaramente: condizione per realizzare nuove linee è la saturazione delle linee già in opera. Oggi sulla Torino-Lione passano 4 milioni di tonnellate l’anno, mentre la linea esistente ne porta almeno 20. La saturazione, dunque, secondo il rapporto francese potrebbe avvenire non prima del 2035-2040. Secondo alcuni studiosi italiani come il professor Marco Ponti del Politecnico di Milano non avverrà mai, visto che il traffico passeggeri e merci tra Torino e Lione è negli ultimi anni addirittura calato e la crisi economica non promette certo clamorose impennate in futuro.I prossimi appuntamenti saranno dentro le assemblee parlamentari, in Italia e in Francia: dovrà essere approvato il trattato fra i due Paesi per la costruzione del super-tunnel. Sarà la verifica politica di una grande opera che ormai assomiglia sempre più al ponte sullo Stretto.

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Il Fatto Quotidiano, 3 ottobre 2013