Alla fine Enrico Letta ha parlato di “giornata dai risvolti storici”, affermazione del tutto stupefacente a meno che il premier bis non alludesse allo spettacolo tragicomico andato in scena ieri mattina al Senato, questo sì storico poiché niente di simile si era mai visto in un’aula parlamentare. Sulla farsa berlusconiana non aggiungeremo una sillaba a quanto detto al Tg3 dall’insospettabile Vittorio Feltri che di fronte alle giravolte di Berlusconi ha chiesto l’intervento degli infermieri. Ma cosa avesse Letta da esultare resta un mistero.

Cinque mesi fa, Napolitano gli fece gentile dono del governo delle larghe intese e di una maggioranza bulgara e cinque mesi dopo si è ritrovato in mano un catorcio inutilizzabile con una maggioranza raffazzonata e dai contorni incerti. Il giovane Enrico si è detto stufo dei continui ricatti del pregiudicato di Arcore e ha le sue ragioni, ma è davvero convinto che d’ora in poi la navigazione sarà quieta e sicura e la coalizione “più forte e coesa”? I nuovi compagni di viaggio sono un gruppo ancora imprecisato di transfughi dal Pdl guidati da personaggi come Formigoni, Cicchitto e Giovanardi e non aggiungiamo altro. A parte lo spessore morale e politico degli acquisti, cosa garantisce che chi è uscito così frettolosamente da Palazzo Grazioli non possa rientrarvi convinto dai solidi argomenti del Caimano o dalle telefonate notturne di Verdini? Senza contare le due parti in commedia di Angelino Alfano, nello stesso tempo leader degli scissionisti e segretario del Pdl di cui rivendica l’uso del marchio e della cassa.

Quanto alla pretesa del condannato di essere salvato da decadenza e ineleggibilità, sembra cambiato poco. Per coda di paglia e per non finire impalati nelle pagine del vendicativo Giornale di Sallusti, i disertori si dicono pronti a immolarsi per salvare l’amato Silvio dalla persecuzione giudiziaria e conservargli il posto in Senato. Infine, non una parola del premier sull’aumento dell’Iva e sul ripristino dell’Imu che sopravviverà con un nome diverso. Insomma, B. non è messo bene, ma potrebbe aver scaricato su Letta nipote la zavorra dei “traditori” e le tasse da far pagare agli italiani. Chi ha fatto l’affare?

il Fatto Quotidiano, 3 Ottobre 2013