Scelto per aprire il programma della prossima Festa del Cinema di Roma, l’ultimo horror targato Dario Argento porta sullo schermo il suo stile gotico degli esordi in un’operazione vintage che manderà in sollucchero gli affezionati del genere di tutto il mondo. Dai tempi di Profondo Rosso e Suspiria Argento non era più stato in grado di abbandonare la linearità della sceneggiatura e la logica narrativa. Non Entrate in Quel Parlamento è strutturato come un incubo terrificante ambientato tra Montecitorio e Palazzo Madama. Per gli interni dei palazzi, ritratti con piglio espressionista teutonico, l’equipe di coloristi cinesi ha utilizzato un procedimento oramai superato del technicolor che ha declinato le tonalità rosso sangue. La storia è semplice ma dipanata con straordinaria maestria: il Parlamento italiano è popolato di misteriose presenze.

I primi ad accorgersene sono una giovane assistente parlamentare e un cronista politico che bivacca ogni giorno in sala stampa. Inutile dire che faranno entrambi una brutta fine prima del secondo tempo. Non prima però di aver assistito alla morte del grillino Di Battista che, nell’esalare l’ultimo respiro, troverà comunque il modo di scrivere sul muro con il proprio sangue una misteriosa parola: troika.

Si scoprirà che tra gli scranni consumati delle aule parlamentari si aggirano entità ultraterrene in grado di impossessarsi di deputati e senatori, di farli parlare in tedesco spingendoli a rievocare con malinconia il ricordo sfocato del fasto democristiano. Sarà un attempato esperto legislativo gay, tatuato, con la coda di cavallo, alcolista e un po’ disperato a rendersi conto che in Parlamento si sta consumando una guerra truculenta tra i posseduti e una strana figura di innesto uomo-macchina chiamato sinistramente Il Cavaliere: essere apparentemente umano e di inspiegabile carisma, è in realtà il prodotto di un innesto per cui nella schiena gli hanno impiantato una struttura di ferro per tenerlo dritto. Dichiara un’età di 76 anni ma pare che ne abbia 198 e non sia un vampiro. Senza entrare ulteriormente nel dettaglio è importante sapere che quando posseduti, i parlamentari si salutano nella lingua allemanna e accarezzano uno slittino simile a quello presente ne “l’Uccello dalle piume di cristallo” che basilare importanza avrà nell’epilogo della storia.

Parlamentari non posseduti e parlamentari non appartenenti alla setta del grottesco Cavaliere moriranno come mosche fino alla fine del mandato parlamentare. Girato con attori non professionisti, si tratta di un film terrorizzante e con numerose scene splatter. La colonna sonora è stata sapientemente affidata al cantante Francesco De Gregori. La sua voce, filtrata con potenti vocoder perché sembri provenire dall’iperuraneo, ha anch’essa un ruolo determinante nel plot di Non Entrate in Quel Parlamento: se ascoltata al contrario esprime in lingua germanofona le indicazioni di voto ai posseduti e accompagna il sofisticato piano sequenza iniziale dove Giovanardi intona uno jodel prima di essere eliminato dalle misteriose entità.