La violenza contro un partner è il risultato di una sofferenza di coppia, una coppia in cui le strade personali si sono allontanate e nessuno dei due sa più dove si trova, né dove è andato a finire l’altro. Nel mio lavoro ho avuto più spesso a che fare con casi di violenza psicologica e, dal punto di vista psicologico, non è utile vedere le cose in termini di buono/cattivo. Limitarsi  a considerare il partner maltrattante come cattivo e quello maltrattato come buono non aiuta a comprendere il costruirsi e mantenersi di relazioni che dall’esterno appaiono inconcepibili.

Il senso di giustizia ci porta a stabilire una ragione e un torto e per ovvi motivi entriamo più in empatia con la parte più debole, o apparentemente più debole della coppia. Dico apparentemente perché a volte la persona che sembra subire maltrattamenti dal partner ha essa stessa atteggiamenti aggressivi verso di lui, magari più occulti, meno evidenti dall’esterno.

La conflittualità di coppia che arriva alla violenza è il risultato di un percorso iniziato molto tempo prima e il cui inizio non sembrava avere aspetti così negativi, anche se possiamo dire che i criteri che avvicinano le persone, sono gli stessi che entrano in crisi e danno luogo alla conflittualità.

Mettiamo il caso di due partner che si attraggono perché lei è carina e socievole e lui è determinato e possessivo. Diciamo che lui esprime il suo coinvolgimento attraverso comportamenti di possesso e lei attraverso la disponibilità. La possessività di lui è inizialmente protettiva per lei, per lui invece è rassicurante sapere di averla solo per sé. Andando avanti quegli stessi atteggiamenti potrebbero diventare problematici. La gelosia di lui è ancora confermante e lei sarà portata ad accontentare le sue richieste limitative (per esempio su un abbigliamento, un atteggiamento da tenere o un’uscita sociale), anche se comincerà a percepirle come soffocanti e costrittive o addirittura mortificanti perché vissute come segno di inadeguatezza personale. Lui si sentirà geloso e insicuro e ne attribuirà a lei la causa e lei si sentirà in colpa per la propria inadeguatezza.
Ma la tendenza ad attribuirsi le reazioni dell’altro è un tratto del carattere così come lo è quello di attribuirle al partner. Si innesca una spirale che costringerà gradualmente entrambi a chiudersi (emotivamente) aumentando la potenziale conflittualità. 

Questo scenario potrebbe tranquillamente essere invertito. Il forte coinvolgimento emotivo nella relazione, può rendere difficile capire se e quando si è oltrepassato il limite.

Sul piano psicologico è importante spiegare, analizzare l’equilibrio che si crea tra i due partner, risalire a come hanno costruito un certo modo di stare insieme, a come mantengono il livello e la qualità degli scambi affettivi.

Capire e spiegare naturalmente non significa giustificare, una violenza rimane sempre una violenza. Un percorso di revisione del rapporto dovrebbe iniziare dalla ricostruzione della storia a partire dai motivi che hanno avvicinato i due partner, passando per i momenti che hanno determinato la crisi e l’allontanamento per poi magari ricominciare da lì.