Fino a qualche tempo era il diritto alla salute a prevalere nelle sentenze dei giudici che si imbattevano nei ricorsi (e nella disperazione) dei familiari di malati senza speranza che volevano tentare il metodo Stamina. Ma dopo le polemiche e dopo la bocciatura senza appello del comitato scientifica nominato dal ministero della Salute” probabilmente qualcosa è definitivamente cambiato nei magistrati chiamati a dire sì o no a una presunta cura con l’infusione di cellule staminali.

“Il paziente ha diritto a essere curato, ma lo Stato ha il dovere di tutelare i malati da sperimentazioni che non hanno certezze scientifiche” osserva nel suo provvedimento il Tribunale di Pavia che ha detto no alla somministrazione della terapia Stamina a un ragazzo pavese di 20 anni, colpito da una grave malattia neurodegenerativa che gli è stata diagnosticata un anno fa.

“Alla famiglia i medici non hanno dato speranze di una possibile sopravvivenza del giovane, riporta ‘La Provincia Pavese’. Così i genitori hanno tentato la strada del ricorso ai giudici, chiedendo il via libera alle iniezioni di staminali agli Spedali Civili di Brescia, preparate secondo il ‘metodo Vannoni’. 

Prima di quello che potrebbe essere un nuovo corso nel percorso giudiziario di queste vicende i magistrati accoglievano i ricorsi e in l’unica struttura autorizzata erano l’ospedale di Brescia. “Fino ad oggi 368 pazienti si sono rivolti ad un giudice per ottenere una cura. L’Agenzia italiana del farmaco, ci impedisce di dare le cure. I giudici ce lo impongono. Dai cittadini arrivano migliaia di chiamate. Siamo in una situazione impossibile” fa sapere Commissario straordinario pro-tempore degli Spedali Civili di Brescia rispondendo alle richieste dei genitori di un bimbo che non riesce ad ottenere le infusioni di cellule staminali con il metodo Stamina, autorizzate dal giudice ed eseguibili solo nella struttura lombarda.