E’ vero che al peggio non c’è mai fine ma in queste ultime ore Silvio Berlusconi, i suoi servi e le sue pitonesse hanno messo in scena uno spettacolo davvero indecente. Il nostro Caimano, quello vero, ha superato di gran lunga il filibustering del personaggio di Nanni Moretti, facendo scempio della dignità politica già così bassa nel nostro paese.

Non so se ci rendiamo conto di cosa è successo in questi due giorni nell’olimpo della politica nazionale. Un signore di nome Silvio Berlusconi, con ambizioni da statista e la convinzione di essere unto del signore, (chissà cosa ne pensa Papa Francesco), ma nelle cose terrene condannato da tre gradi di giudizio per frode fiscale e pluriaccusato di corruzione, aveva deciso, per evitare l’esecuzione della pena, di tenere in scacco un intero paese con un ricatto pesantissimo nei confronti del governo guidato da Enrico Letta. All’inizio sembrava il solito scaltro tatticismo che Berlusconi utilizza spesso ma poi alle minacce sono seguiti i fatti con le dimissioni di tutti i parlamentari del Pdl e le dimissioni a cascata di tutti i ministri berlusconiani. Tanto perché fosse chiaro il nostro piccolo Duce, convinto di non poter mai essere contraddetto, aveva dato a Enrico Letta, come se fosse un suo cameriere, sette giorni per andare a casa in modo da spingere il presidente della Repubblica a sciogliere le camere e indire nuove elezioni. Non basta. Tra un ricatto e l’altro il nostro Caimano, non contento del suo operato in sede politica ha aperto una frattura istituzionale gravissima, ha lanciato a Giorgio Napolitano una pesantissima accusa: ha insinuato in una telefonata a un amico il sospetto che il capo dello Stato fosse intervenuto in modo illegittimo nei confronti del tribunale che ha condannato Berlusconi per il Lodo Mondadori per favorire Carlo De Benedetti.

Berlusconi era così sicuro di sé, grazie anche ai demenziali consigli di Daniela Santanchè, Alessandro Sallusti, Daniele Capezzone, detto il nulla, Denis Verdini e altri esponenti della banda di irriducibili, da non capire che anche al suo interno si stava muovendo qualcosa. All’inizio Silvio Berlusconi era convinto che bastasse un ordine per mettere in riga i suoi ma quando si è accorto che il gruppo capitanato da Alfano, Giovanardi, Lupi e altri senatori Pdl sembrava voler fare sul serio ha pensato bene di evitare l’isolamento e di cambiare idea all’ultimo minuto dopo aver tuonato contro il presidente del consiglio e il capo dello Stato, definiti inaffidabili.

Capace di mentire davanti all’evidenza Silvio Berlusconi si è subito premurato di affermare che non si tratta di una marcia indietro ma di una scelta fatta per il bene del paese! Resta tuttavia uno spettacolo davvero indecoroso e indegno di un paese civile.

Se avessero un po’ di dignità politica Silvio Berlusconi e la sua banda per un po’ di tempo dovrebbero evitare di presentarsi al cospetto del pubblico per smaltire la figuraccia, ma dato che quella è una dote che non è nel loro dna, il Partito Democratico e il governo Letta dovrebbero almeno far pagare un prezzo politico al signor Berlusconi.

E’ evidente che il comportamento del Caimano è segno di una grande debolezza, segno di una decadenza che si manifesta anche nelle sue file. Se il Pd e il governo non approfittano ora per porre al Pdl condizioni assai severe di comportamento nell’azione governativa non lo faranno mai più e permetteranno a Berlusconi di rianimarsi ancora una volta. La prima discriminante è che la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore sia rapida, senza se e senza ma. Nessun ricatto ulteriore che potrebbe venire anche dal gruppo che fa capo ad Alfano. Altrimenti per Letta la stabilità durerà poco. C’è comunque da sperare che i libri di storia non riportino questi fatti perché verrebbe definitivamente compromessa la storia con la S maiuscola un po’ più dignitosa del nostro paese.