L’Europa celebra i 60 anni della scoperta della doppia elica del Dna con la prima edizione della European biotech week. Sette giorni, fino al 6 ottobre, per raccontare le biotecnologie nei loro diversi settori di applicazione. In Italia il programma si snoda attraverso 35 iniziative, tra dibattiti, laboratori artistici, spettacoli teatrali, tavole rotonde e laboratori sparsi lungo tutto lo stivale. “Il nostro augurio – spiega Alessandro Sidoli, presidente di Assobiotec, l’Associazione italiana per lo sviluppo delle biotecnologie, partner italiano della manifestazione – è contribuire ad aumentare la consapevolezza del pubblico e l’attenzione delle Istituzioni sull’impatto positivo che le biotecnologie hanno, e avranno sempre di più, su tutti gli aspetti della vita, dalla salute, all’alimentazione e all’ambiente, alle applicazioni industriali”.

Era il 1953 quando due giovani scienziati, quasi sconosciuti, pubblicarono su Nature un articolo destinato a rivoluzionare la scienza biomedica. Immortalati in una foto, divenuta celebre, accanto a una struttura a grandezza d’uomo simile a una scala a pioli, James Watson e Francis Crick – grazie al prezioso e inizialmente misconosciuto contributo della scienziata Rosalind Franklin – avevano decifrato l’architettura della molecola della vita, il Dna, che valse loro nel 1962 il Nobel per la Medicina, insieme al collega Maurice Wilkins. A 60 anni di distanza, l’Europa celebra quel balzo in avanti delle conoscenze scientifiche in campo biologico.

“Le biotecnologie – sottolinea Sidoli – hanno importanti ricadute sull’economia del nostro Paese in termini di competitività, valorizzazione e crescita, soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando”. I numeri di questo settore sono, infatti, in vorticosa ascesa. Oltre 350 milioni di pazienti in tutto il mondo beneficiano di farmaci biotecnologici per curare e prevenire malattie acute e croniche, anche mortali. Nel 2030 si stima che l’80% dei nuovi farmaci sarà di tipo biotecnologico. Secondo il Rapporto sulle biotecnologie in Italia del 2013  – curato da Assobiotec ed Ernst & Young, in collaborazione con Farmindustria – il Belpaese è al terzo posto in Europa, dopo Germania e Regno Unito, per numero d’imprese “pure biotech”. Il fatturato complessivo del settore biotech italiano supera i sette miliardi di euro, registrando una crescita del 6,3%, in controtendenza con la crisi di altri settori industriali. Ma queste imprese vivono in un Paese che non le aiuta. La maggior parte degli investimenti europei come capitali di rischio in biotecnologie, infatti, è intercettata da Francia, Germania e Regno Unito. All’Italia restano le briciole, con percentuali da prefisso telefonico. Eppure non mancano le eccellenze, basti pensare all’impegno di Telethon nella ricerca di terapie contro le malattie genetiche.

Proprio del ruolo delle biotecnologie per la crescita e la competitività del Paese, si è discusso in Senato in un incontro, sottolineano con amarezza gli organizzatori e gli imprenditori del settore biotech, che cade negli stessi giorni in cui il Parlamento e il dibattito politico sono avvitati attorno all’ennesima crisi di Governo. “La Commissione europea – commenta Sidoli – ha identificato le biotecnologie tra le Key enabling technologies, le tecnologie chiave in grado di contribuire al rilancio di molteplici settori dell’industria tradizionale e alla gestione di molte delle sfide che la nostra società si trova ad affrontare nei settori della salute, dell’agricoltura, dell’energia. Ma in Italia le aziende che operano nel settore biotecnologico spesso non sono aiutate dalle Istituzioni e si trovano a competere solo con le proprie forze, senza ricevere adeguati incentivi. Accade – lamenta Sidoli – che persino le risorse già stanziate dal Miur arrivino in ritardo, spesso quando i progetti cui erano destinate sono già ultimati”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche alcuni tra gli scienziati intervenuti alla cerimonia d’inaugurazione della European biotech week italiana, che si è svolta a Roma nei locali della presidenza del Consiglio dei ministri. “È di fondamentale importanza andare oltre il dato, oramai chiaro a tutti, della rilevanza delle biotecnologie per un Paese, anche in campo economico e affrontare la questione da un punto di vista culturale – afferma all’inizio del suo appassionato intervento Carlo Alberto Redi, accademico dei Lincei e docente di Zoologia e biologia dello sviluppo all’Università di Pavia -. Viviamo in una democrazia di tipo cognitivo. Siamo il frutto di Dna più cultura e, per essere buoni cittadini, dobbiamo prima di tutto capire e poi applicare le nostre conoscenze. A partire da quelle in campo biotecnologico, dato che viviamo nell’era delle scienze della vita. Se riesco a capire, infatti, posso esprimere al meglio la mia opinione. Altrimenti, come insegna il caso Stamina – conclude Redi – se facciamo a meno delle biotecnologie, torniamo alle caverne”.

Il programma italiano della European Biotech Week