New York, 2008, concorso di danza. Gloria Pergalani arriva da Perugia e porta un “passo a due” dopo aver superato a stento l’audizione a Faenza. “Ero piccola. Avevo diciassette anni e per la prima volta ero valutata in modo professionale, non amatoriale”. Ora si è appena laureata alla Rotterdam Dance Academy (Codarts) e partirà il 6 ottobre con un progetto della Kirov Company. Prima tappa la preparazione in Slovenia, poi Venezia e infine a Seul, in Corea, la vera esibizione. Quando quattro anni fa decise di andare a studiare in Olanda la scelta fu istintiva. “Volevo andare fuori perché qui mi sentivo soffocare. Le scuole italiane nemmeno le ho prese in considerazione”.

Con quest’esperienza alle spalle ammette: “In Italia non avrei avuto gli stessi stimoli”. “Quando entri in una scuola – prosegue – sono fondamentali la struttura, l’edificio dove lavorerai, l’organizzazione, lo staff, la validità dell’attestato che ti rilascia, in che lingua studi, con quanti insegnanti sarai in contatto e che genere esperienza puoi acquisire”. La Codarts le ha offerto tutto questo e ad altissimo livello. Così Gloria si è pagata gli studi lavorando da cameriera e barista, con l’aiuto di un sussidio del governo. L’ultimo anno ha fatto uno stage alla Scapino Ballet Rotterdam. “Ho lavorato per un anno, percepito uno stipendio, ho fatto una tournée per tutta l’Olanda e in Germania: novantacinque spettacoli in un anno. Ho avuto l’opportunità di ballare, sono stata sempre in scena”. Un futuro in Italia? “Potrei vederlo, non mi dispiacerebbe”. Anche se oggi non ci sono le condizioni.

Complici le audizioni e le prove nei nostri teatri dove “ti fanno soffrire perché ti chiudono le porte in faccia in base a quanto mangi. ‘Fuma, perché così dimagrisci e passa la fame!’, ti dicono. Ma scherziamo? Una persona è un artista anche se è grassa. All’estero sono molto più rispettosi della persona. A tua disposizione mettono nutrizionisti, psicologi, tecnici del respiro, fisioterapisti, un team che ti segue al massimo. Ed è molto efficace”.

Le differenze, inoltre, sono anche sul piano anagrafico. In diciotto audizioni in Europa è stata scartata perché “troppo giovane”: un investimento poco sicuro perché a ventidue anni le mancavano referenze professionali. Le hanno detto: torna fra tre o quattro anni. In Italia è sempre la più anziana. “Siamo ancora fermi all’utopia della ballerina magra, alta e giovane – spiega -. Non basta dire di essere allo stesso livello degli altri Paesi, bisogna dimostrarlo coi fatti”.

Gloria, poi, ha anche deciso di partire perché altrove gli investimenti sulla cultura sono valorizzati. In molti teatri stranieri, ad esempio, l’uso di luci e di oggetti scenografici mobili è completamente informatizzato, i capannoni industriali sono spazi per la creatività, e ancora tanta musica live e spettacoli di teatro-danza. Poi, c’è una questione culturale. “In Italia il pubblico è capace di alzarsi a metà spettacolo, prendere e uscire. All’estero se una cosa non piace aspettano che finisca, che le luci si accendano e poi se ne vanno. Il pubblico è  di tutte le età ed è predisposto alla novità”. Un esempio su tutti? “Non si spaventa davanti al nudo”. Ora Corea, New York e Nord Europa aspettano Gloria. Per l’Italia si vedrà.

di Stefano Porciello