La Procura di Parma affonda il bisturi nell’operazione di acquisizione di Lactalis American Group e chiede il commissariamento per Parmalat. Revoca dell’intero Cda e nomina di un amministratore giudiziario per la società di Collecchio sono le richieste che l’accusa ha presentato di fronte al collegio di giudici presieduto dal presidente del Tribunale di Parma Roberto Piscopo nell’ambito del procedimento civile sulle presunte irregolarità dell’operazione che ha portato all’acquisto dell’azienda americana.

Come anticipato dalla Procura, martedì il pm Lucia Russo al termine di circa quattro ore di requisitoria, ha chiesto che il consiglio d’amministrazione di Parmalat venga revocato e che sia nominato un amministratore giudiziario che valuti una serie di azioni a tutela degli interessi dell’azienda di Collecchio, tra cui in particolare la revisione del contratto di acquisizione di Lag, che potrebbe anche portare ad annullare l’operazione.

All’inizio dell’udienza i legali di Parmalat avevano chiesto nuovamente che venissero ammessi tra gli atti la relazione dei tre saggi indipendenti Mario Cattaneo, Marco Ziliotti e Paolo Andrei e i verbali degli ultimi due Cda in cui si affermava che l’operazione non aveva danneggiato l’azienda. Il Tribunale però è rimasto sulle proprie posizioni riguardo alla relazione, ammettendo soltanto i verbali.

A parlare dopo il pm Russo sono stati i legali difensori del curatore speciale, dei consiglieri espressione di minoranza e dei sindaci di Parmalat, che hanno presentato richieste più lievi rispetto alla Procura. Tra queste, la revoca solo di una parte del consiglio d’amministrazione della società, e in particolare dei consiglieri Antonio Sala e Marco Reboa. Mercoledì sarà la volta dei legali dei consiglieri di maggioranza, quindi i giudici si riserveranno per decidere il destino della società quotata in Borsa, che ora rischia il commissariamento.

La richiesta di revoca del Cda e della nomina di un amministratore giudiziario da parte della Procura ha ricevuto l’apprezzamento di Azione Parmalat, l’associazione degli azionisti di Parmalat, che ha indicato il provvedimento come “l’unico strumento per accertare la correttezza dell’operazione Lag e tutelare indistintamente tutti gli azionisti, in particolare i privati consumatori per i quali l’investimento azionario è una forma di risparmio, tutelato dall’art. 47 della Costituzione”. L’associazione poi ha riportato l’attenzione anche sull’indagine penale in corso, annunciando la volontà di costituirsi parte civile in caso di rinvio a giudizio. Nell’attesa dell’esito della decisione del Tribunale di Parma, fa sapere Azione Parmalat, “l’associazione continuerà a mantenere una particolare attenzione sull’esito delle indagini penali, prorogate il luglio scorso dalla Procura di Parma, a carico di alcuni esponenti di spicco della società, preannunciando che, in caso di rinvio a giudizio degli indagati, Azione Parmalat si costituirà parte civile nel procedimento”.