Quest’anno per la prima volta la graduatoria del concorso di ammissione ai Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria è nazionale anziché locale (cioè di ogni Ateneo o gruppo di Atenei consorziati). E’ una novità importante che restituisce una fotografia del Paese per certi versi attesa o prevedibile, certamente meritevole di un commento.

Il metodo prima di tutto: ogni aspirante medico o odontoiatra doveva scegliere una università “preferita” e sostenere in quella sede la prova di ammissione. I punteggi ottenuti da ciascun candidato erano usati per costruire la graduatoria nazionale. A questo punto, se il punteggio ottenuto dal candidato lo poneva in una posizione della graduatoria locale tale da rientrare nel numero chiuso dell’università scelta, il problema era risolto: poteva iscriversi. Se il punteggio era tale da garantire l’ammissione in un qualche ateneo italiano ma insufficiente per l’ateneo scelto, il candidato aveva (ha: le procedure sono ancora in corso) la possibilità di iscriversi ad un ateneo diverso da quello scelto oppure poteva rinunciare e riprovare l’anno successivo.

Cosa è successo in pratica? Gli studenti che hanno concorso in alcuni atenei sono risultati ammissibili nella graduatoria nazionale in misura molto superiore alla ricettività dell’ateneo scelto; in altri atenei invece è accaduto l’inverso e sono risultati ammissibili nella graduatoria nazionale meno studenti di quelli che possono essere ammessi. Ad esempio, nelle graduatorie nazionali sono risultati ammissibili oltre 900 studenti che hanno concorso alla statale di Milano (430 posti tra Medicina e Odontoiatria); lo stesso è accaduto a Padova (900 ammessi e 445 posti). Per contro nelle graduatorie nazionali compaiono circa 670 candidati che hanno sostenuto la prova negli atenei della Sicilia a fronte di oltre mille posti disponibili.

I candidati delle regioni settentrionali si sono classificati meglio di quelli delle regioni meridionali? Il meccanismo concorsuale identifica i candidati in base all’ateneo scelto per la selezione, piuttosto che in relazione alla loro effettiva provenienza, ed è possibile che negli atenei più prestigiosi, quali Padova o Milano abbiano concorso anche candidati originari del Meridione; ma in un modo o nell’altro, con tutte le incertezze del caso, la graduatoria nazionale è impietosa e indica una questione meridionale di tipo culturale. Se una questione meridionale economica era nota dai tempi di Giustino Fortunato e Antonio Gramsci, e permane irrisolta a tutt’oggi, la graduatoria nazionale ce ne rivela un’altra certamente conseguente alla prima. C’è una disparità tra Nord e Sud nella qualità delle scuole e dei servizi che la graduatoria nazionale riflette. Dovrebbe essere una priorità politica per il paese quella di garantire uguali servizi sul territorio, soprattutto nel momento in cui uno di questi, la scuola, costituisce il gradino di accesso ad un altro servizio, l’università, erogato con numero chiuso ai candidati che hanno ricevuto la migliore formazione.

Ci sono altri problemi legati alle graduatorie nazionali di ammissione ai Corsi di Laurea (per ora soltanto di Medicina e di Odontoiatria). Assisteremo a migrazioni bibliche di studenti dal Nord al Sud, con tutti i disagi ed i costi relativi? Che faremo dei candidati meritevoli ma che non si possono permettere lo spostamento per ragioni economiche? Assisteremo a migrazioni di ritorno dei laureati che vogliono trovare un impiego nelle regione di origine dopo aver conseguito una laurea altrove? Avremo penuria di medici nel Meridione ed eccesso nel Settentrione?

E’ straordinario come i nostri politici possano decidere esperimenti sociali su così vasta scala senza preoccuparsi delle conseguenze e senza prendere atto dei risultati via via che questi si rendono disponibili. Perché naturalmente il risultato oggi palese era perfettamente prevedibile: anche al tempo delle graduatorie locali i test erano gli stessi su tutto il territorio nazionale e il divario geografico tra i punteggi nelle università settentrionali e meridionali era perfettamente noto.