L’idea è di quelle che potrebbero far tremare soprattutto Berlino, da sempre contro misure come gli eurobond o la condivisione del rischio bancario. C’è bisogno di un sussidio di disoccupazione comune per i Paesi dell’Eurozona. Va bene la disciplina dei conti, buoni i progressi per l’unione fiscale dell’Ue, ma serve anche un fondo al quale attingere, per garantire a tutti quelli che perdono il lavoro all’interno dell’Eurozona un livello minimo di copertura. Parola del Fondo monetario internazionale.

L’organismo di Christine Lagarde ha appena pubblicato un relazione dove suggerisce alcune indicazioni per procedere verso una maggiore integrazione fiscale in Europa, in modo da rafforzare la capacità di resistenza di fronte alla crisi. Questa, ma anche altre future. Secondo i tecnici di Washington, “l’architettura” del sistema della zona euro soffre di alcune “lacune”, che bisogna correggere al più presto.

Nel documento uno dei punti più importanti è, per l’appunto, riuscire a creare una maggiore condivisione dei rischi tra gli Stati membri, anche attraverso la creazione di un fondo di contingenza comune, un bilancio comune, che ridurrebbe i costi di eventuali piani di salvataggio, e un sistema europeo di sussidi per la disoccupazione. E a sostegno di quest’ultima idea il Fmi porta l’esempio della maggior parte delle federazioni mondiali, Stati Uniti inclusi, dove “la previdenza sociale è altamente centralizzata”. Per “centralizzare” gli aiuti di chi perde il lavoro, però, servirebbe modificare diverse riforme sui temi dell’occupazione, a partire da quelle italiane. E armonizzare il mercato del lavoro in tutti gli Stati membri dell’Ue. Insomma imposte sul lavoro paritarie, stessi diritti pensionistici, salari simili.

Tra gli elementi positivi, secondo il Fondo monetario internazionale questa forma di previdenza sociale comune all’area euro avrebbe un maggiore impatto, rispetto a un deposito di emergenza creato ad hoc in tempi difficili. Questo però – e qui il lato negativo – significherebbe in automatico un trasferimento di denaro dai paesi con minore tasso di disoccupazione, come la Germania, l’Austria o l’Olanda, verso stati dove il tasso è alle stelle, come Grecia e Spagna. Senza contare che anche l’unione fiscale richiederebbe una forma di finanziamento congiunto e non sempre paritario.

Per l’Fmi la preoccupazione più grande però, come si legge nella relazione, rimane la banca. Il Fondo sottolinea che i governi hanno fatto progressi notevoli nella creazione di un sistema bancario unico europeo, ma sottolinea che i passi per la costituzione di un unico meccanismo di monitoraggio dovrebbero essere integrati da un forte impegno “per ancorare la fiducia nel sistema bancario”. E questo significherebbe porre sul piatto altro denaro. D’altronde “un fondo comune per la ricapitalizzazione, la liquidazione e la garanzia dei depositi ridurrebbe il rischio di contagio”, scrivono i tecnici di Washington.

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