Scusate sono fastidioso. Perdonatemi l’insistenza. Chiedo venia anticipatamente per l’intemperanza. Domando e mi interrogo: Perché Silvio Berlusconi continua a mantenere il titolo di Cavaliere della Repubblica? La questione l’ho posta qualche mese fa proprio da questo blog. Non sono quisquilie e pinzillacchere ma forma e sostanza viva. Silvio Berlusconi incassando una condanna passata in giudicato a quattro anni di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici – a naso – dovrebbe non possedere più quei requisiti minimi per conservare l’importante onorificenza. Il regolamento è chiaro.

E’ ridondante il fastidio nel leggere giornali oppure ascoltare servizi televisivi e continuare con quel Cavaliere di qua e di là pronunciato con tanta generosità e ossequio. E’ un’usurpazione di titolo. Chi deve intervenire? Chi deve depennare quell’onorificenza concessa dagli amici di sempre nell’era glaciale della prima Repubblica? Immaginavo che congiuntamente al ritiro del passaporto – a un condannato definitivo per gravi reati – venisse fatto decadere da un titolo che nella onorabilità e nella fedina penale immacolata ha il suo fondamento. E’ mai possibile che le leggi italiane non debbano mai applicarsi per l’ex premier?

Sono ore drammatiche. Il Caimano è furioso. Sangue negli occhi e bava alla bocca. Il volto scuro che certifica un potere che vacilla. L’esplosione del Pdl, l’implosione della nascente Forza Italia. Volano stracci. L’affollata costellazione di microsatelliti berlusconiani è definitivamente fuori orbita. Il potere di Silvio Berlusconi somiglia con l’incalzare delle ore a quello dell’ultimo Gheddafi. Ricordate? Viveva di proclami, appariva all’improvviso in Tv e straparlava. Chi ha assistito all’ultimo sproloquio via etere ha avuto la stessa maleodorante sensazione. Il vacuo berlusconismo si è gheddafizzato.

A Napoli la cabala non fa sconti: 90 è la paura. Il signore di Arcore ne è cosciente. Bluffa, si dipana, si agita. L’uomo ha il terrore addosso. La decadenza è un dato di fatto. Lui si è fatto eleggere senatore solo per le guarentigie. E’ un dittatore bollito. La caduta dell’immunità diventa la caduta dell’impunità. L’inchiesta di Napoli avanza. I reati ipotizzati a lui ascritti – vedi compravendita dei parlamentari – sono la summa di un ventennio di gravi intrighi e violazioni di legge. Da lontano Berlusconi sente il tintinnio delle manette. Ci credo che soffre d’insonnia il proprietario di Mediaset.

Inutile negare l’evidenza: chi frequenta la Procura di Napoli sente le voci e ne misura il clima. E’ probabile che proprio dai piani alti dei grattacieli del Centro direzionale parta un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Silvio Berlusconi. C’è un evidente pericolo d’inquinamento delle prove. Siamo davvero alla conclusione tragica di un misfatto tutto italiano. Uno scempio che ha minato e violentato la genetica del Paese. Un’italietta da quattro soldi, corrotta nell’animo e non molto diversa dai collaborazionisti nazi-fascisti. Le scene di ieri mattina viste a Napoli presso un albergo del lungomare lasciano sgomenti. La pattuglia campana di deputati, senatori e portaborse ha organizza una festa per i 77 anni del leader di Arcore. Nulla da eccepire. Ci mancherebbe. Però tanta tristezza.  

Davanti a una torta con il faccione di Re Silvio dei disperati attraverso un citofono attendevano con ansia le battute dell’imperatore decadente in diretta citofonica. C’era Francesco Nitto Palma, coordinatore regionale di non si sa cosa, Mara Carfagna, salutata da Silvio come ‘grandissima’ che ha fatto un po’ ingelosire i presenti; Fulvio Martusciello, assessore regionale e recordman di consensi con la bocca insalivata, il tutto contornato da una vasta vegetazione di mestieranti. C’era anche un sempre più imbarazzante governatore della Campania Stefano Caldoro e molti amici orfani di Nicola Cosentino, l’ex sottosegretario ristretto a casa per ragioni giudiziarie.

Peccato che al buffet non c’era l’obiettivo sensibile di Umberto Pizzi. Faccioni deformati, bocche sguaiate, strafalcioni mondani. Tutti a strafogare il buffet, una massa informe,  inquietante e vacua. Una aristocrazia stracciona a braccetto con una arrogante borghesia post crisi in salsa napoletana. Brutta a vedersi. Sono gli stessi che accusano l’attuale amministrazione guidata da Luigi de Magistris  di inefficienza e di non possedere una visione strategica della città. Appunto, ho detto tutto.