«Matteo Renzi, è un grandissimo comunicatore, come Berlusconi». Quello ad opera di un “affascinato” Alfonso Signorini è solo l’ennesimo paragone fra i due politici. Paragone simile ma meno entusiastico è quello del concittadino Piero Pelù, il quale criticando l’operato del sindaco di Firenze lo accusa di essere un “mago del marketing” proprio come Silvio Berlusconi.

Renzi somiglia veramente a Berlusconi? In realtà a facilitare il paragone è la carenza di abili comunicatori nella scena politica italiana. Così succede che appena ne esce uno lo si veda somigliante a Berlusconi, il comunicatore per eccellenza nella politica italiana degli ultimi 20 anni.

Ma Renzi e Berlusconi comunicano veramente nella stessa maniera?

No. Analizzando i rispettivi stili della comunicazione di Matteo Renzi e Silvio Berlusconi troviamo è vero alcune somiglianze, ma anche importanti differenze.

Partiamo dalla comunicazione verbale, in particolare da come i due rispondono alle domande dei giornalisti. In questo troviamo una netta somiglianza fra Renzi e Berlusconi.

Entrambi preparano risposte standard a tutte le probabili domande sui vari argomenti di attualità, politica, amministrazione propria e altrui. Potrete sentire la stessa risposta, con parole, dati, esempi, metafore e battute dentici in tutti i talk show e le interviste che fanno nello stesso periodo. Questo richiede una buona preparazione e contribuisce a trasmettere convinzione, sicurezza in se stessi e affidabilità. In particolare l’analogia più evidente sotto questo aspetto sta nel citare dati numerici come conti e statistiche. Questa è una pratica efficace perché raramente l’ascoltatore andrà a verificare l’attendibilità dei numeri e l’oratore apparirà sincero e scientifico nelle sue affermazioni. Data la tendenza a preparare risposte confezionate come piccoli monologhi entrambi gli affabulatori odiano essere interrotti. Come per una poesia imparata a memoria, l’interruzione può provocare facilmente la perdita del filo del discorso da parte dell’oratore e di conseguenza del pubblico.

Veniamo alle differenze. La comunicazione è anche non verbale. Gesti, immagine personale e social media ne fanno parte.

La prima lezione della comunicazione personale è che l’abito fa il monaco. Questa è una grande differenza fra i due. La divisa di Berlusconi è una giacca a doppio petto e cravatta. Renzi è quasi sempre in maniche di camicia, senza cravatta e spesso senza giacca, maniche arrotolate e a volte jeans. Silvio tentò con scarso successo un ringiovanimento della sua immagine. Come dimenticare le sue bandane e i vestiti di lino bianco? Esperimento fallito. Renzi d’altro canto dovrebbe imparare dal suo mentore Obama che un po’ più di cravatta non guasta. La cravatta trasmette serietà e autodisciplina. Molti italiani, come quelli che hanno preferito Bersani alle scorse primarie, credono ancora fermamente nell’affidabilità data da giacca e cravatta specialmente in dottori e politici.

Anche l’uso di internet e dei social media  rappresenta un abisso fra i due. Renzi ne fa un ottimo uso al contrario del Cavaliere. Il problema non è l’età. I politici non gestiscono in prima persona le pagine Facebook e Twitter. Affidano l’incarico a membri dello staff. Gli stessi Grillo e Casaleggio fanno altrettanto.

L’umorismo, elemento che ha favorito il paragone è in realtà una differenza fra i due comunicatori. Entrambi hanno la battuta pronta ma mentre Silvio è spesso autoironico Renzi non prende mai in giro se stesso. Renzi inoltre non ama scherzare a lungo, a differenza del barzellettiere Silvio. Ogni volta che la conversazione degenera, Renzi diventa bacchettone suscitando sensi di colpa nei riguardi degli italiani che non hanno niente da ridere e riportando la conversazione sui “problemi del paese”. Questo atteggiamento fa sembrare permaloso il sindaco in alcuni casi. Un nuovo scherzo televisivo ad opera di Scherzi a Parte o delle Iene se Matteo starà al gioco potrebbe recuperare questo fattore.

Altra differenza importante sono i gesti. In questo Renzi è più bravo di Berlusconi. Il Cavaliere spesso non controlla i propri gesti infilando le mani nella tasca o sotto la giacca. Gesto che trasmette scarsa trasparenza. L’idea che passa è che si abbia qualcosa da nascondere  Nascondere le mani è all’opposto del palmo in mostra verso l’alto, tipico dell’iconografia dei santi. In questo Renzi è più accorto e ha un migliore autocontrollo.