Rieccoci. Berlusconi apre la crisi del governo Letta, come fece nove mesi fa con il governo Monti.

Il 6 dicembre 2012 il Pdl lasciò la maggioranza perché il Consiglio dei Ministri aveva dato il via libera al decreto legislativo sull’incandidabilità e il divieto a ricoprire cariche elettive e di governo a seguito di condanne definitive. Oggi ordina ai suoi ministri di dimettersi perché è arrivata la condanna definitiva e, insieme, la conseguente decadenza.

Oggi come allora, Berlusconi fa cadere il governo di cui fa parte per ragioni personali (i suoi processi), camuffandole sotto le spoglie di ragioni collettive (allora l’Imu, che pure aveva voluto e votato, oggi l’aumento dell’Iva, che pure aveva previsto quando a Palazzo Chigi c’era lui).

Tutto questo conferma – ancora ce ne fosse bisogno – che la priorità di Berlusconi è ed è sempre stata Berlusconi. Curare i propri interessi. E che il governo Letta l’ha fatto nascere col solo scopo di salvarsi. Ne è prova il fatto che lo faccia cadere quando capisce che non lo salverà.

È questo il vero patto di governo infranto? Sì perché la cosa più inquietante di questa brutta vicenda, che si consuma sulle spalle di un paese in gravissima difficoltà, è: visto che tutto questo era assolutamente prevedibile, visto che Berlusconi lo si conosce da tempo e così i suoi processi che, si sapeva, sarebbero arrivati a sentenza, quali garanzie, quali promesse di salvacondotto gli sono state fatte per far nascere il governo e poi non sono state mantenute?

Infine: perché il Pd, nonostante tutto questo – lo ripeto – fosse assolutamente prevedibile, si ritrova ancora una volta spiazzato, bofonchia ‘Non ce lo aspettavamo’, ed è costretto ad inseguire i Quagliariello, le Lorenzin, i Lupi, i Cicchitto (e i De Gregorio) e gli altri possibili dissidenti del Pdl, invece di dettare lui la linea? Perché invece di scervellarsi in lodi, amnistie, nuove maggioranze traballanti, non dice chiaramente “Siamo noi a dire basta a questo governo” e non ammette che è stato un madornale errore farlo?