L’hanno ribattezzato corteo di liberazione popolare, un concetto che tra le strade di Palermo non si sentiva dai tempi del Movimento Indipendentista Siciliano. Era il dopoguerra, e per qualche mese gli Stati Uniti d’America avevano accarezzato l’idea di annettersi la Sicilia. Di acqua sotto i ponti dai tempi di Finocchiaro Aprile e Antonio Canepa ne è passata, e oggi il nemico da cui liberare l’isola è diventato proprio il governo statunitense, che a Niscemi, nel cuore della Sicilia, sta ultimando il Muos, acronimo di Mobile User Objective System, il sistema satellitare che consente di estendere in tutto il mondo le comunicazioni tra i Marines americani e le forze della Nato. Ed è contro il Muos che oggi hanno protestato alcune centinaia di siciliani per nulla contenti di ospitare nella propria terra il grande orecchio statunitense.

“Yankee go home” urlavano i quasi duemila manifestanti, che per la questura, però erano soltanto cinquecento. Numeri come di consueto arrotondati per difetto, dato che per controllare la marcia No Muos sono state inviati a Palermo decine di agenti in tenuta antisommossa: sono le cosiddette teste di cuoio, che scrutavano ogni angolo del centro città, come ai tempi nefasti delle stragi di mafia.

Oggi, però, di caldo a Palermo c’era soltanto il vento che ha reso solo leggermente più faticosa la marcia di un colorato corteo fatto di sudore e protesta: c’erano attivisti della prima ora, gruppi autonomi dei centri sociali, sindacalisti di Cobas e della Cgil e anche alcuni deputati regionali del Movimento Cinque Stelle. Tra la folla anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che ha sottolineato l’opposizione della sua giunta alla costruzione del Muos, “perché significa un atto di violenza alla storia e alla libertà della Sicilia” ha detto mentre alcuni manifestanti lo contestavano. Il vero bersaglio dei manifestanti era però il governatore Rosario Crocetta, oggetto principale degli slogan scanditi dai microfoni. Non è andata giù a nessuno quella doppia marcia indietro messa in campo da Crocetta nel giro di poche settimane: prima la campagna elettorale tutto incentrata contro il Muos, poi il blocco delle autorizzazioni per la costruzione della centrale radar, quindi il repentino ripensamento con annesso via libera per i militari statunitensi. E dopo la marcia indietro, il governatore ha anche alzato il tiro: “Tra i No Muos c’è la mafia” aveva accusato, solo poche settimane dopo essersi speso in prima persona al fianco dei manifestanti, per bloccare la costruzione della centrale radar. La querela da parte dei fondatori del movimento è partita immediatamente ed è per questo che oggi Crocetta ha preferito tenersi alla larga da Palermo: secondo la Digos per il presidente, in questo momento impegnato a gestire la crisi di governo scaturita dopo la sfiducia del Pd, il clima in città poteva diventare pericoloso.

Proprio ieri sera dieci militanti del movimento hanno effettuato un blitz a Palazzo dei Normanni, sede del Parlamento Regionale: fingendosi turisti hanno pagato il biglietto per visitare la cappella Palatina, e alla prima occasione utile hanno beffato i sorveglianti, infilandosi in una deserta Sala D’Ercole (di solito sorvegliatissima quando ci sono i deputati), esponendo striscioni No Muos alle finestre e rifiutandosi categoricamente di abbandonare l’aula parlamentare. Ed è per trarli in salvo dal probabile arresto che il corteo si è fermato proprio sotto Palazzo dei Normanni: i manifestanti volevano che i loro compagni venissero liberati. Le forze dell’ordine però gli hanno sbarrato il passo: solo in dieci sono stati autorizzati a entrare nel palazzo per “liberare” gli occupanti. Tra la folla sono rimaste in prima fila alcune donne dell’associazione Mamme No Muos di Niscemi. “Siamo trattati come cavie: non possiamo aspettare 20 anni prima di sapere se il Muos fa male e fa ammalare i nostri figli. Vogliamo parlare con Crocetta!”. Per parlare con il presidente, però, dovranno purtroppo ripassare.

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