Italia paese omofobo? No, semmai omofilo. E’ quanto sostiene il quotidiano della Cei Avvenire, secondo cui nel Paese esiste “una vera e propria emergenza culturale” in cui è messo a rischio anche il “supremo principio costituzionale della libertà di pensiero e di espressione”. Chiaro, in tal senso, il riferimento a quanto avvenuto in questi giorni dopo le dichiarazioni di Guido Barilla. A sentire  il presidente dei giuristi cattolici Francesco D’Agostino, che firma l’editoriale del giornale dei vescovi, “il punto è che mentre l’’omofobia’, quella vera, violenta e discriminatoria, è odiosa, l’’omofilia’, politicamente corretta, è vistosamente ideologica”. “Sta di fatto – prosegue D’Agostino -, che sono ormai così tante le manifestazioni in cui i portavoce di movimenti gay intervengono per cercare di soffocare o di troncare ogni dibattito che risulti loro sgradito, che è impossibile negare che ci si trovi davanti a una vera e propria emergenza culturale, che deve inquietarci tutti: con la difesa del supremo principio costituzionale della libertà di pensiero e di espressione non si può più transigere”.

Avvenire cita come “ultimo caso, in una lista che ormai si sta allungando vistosamente, di umiliazione della libertà di manifestazione del pensiero, quello di Casale Monferrato, quando, in occasione di un convegno patrocinato anche dal Comune, si è fatto di tutto, attivando una vera e propria gazzarra, per togliere la parola a Mauro Ronco, grande penalista, sottile intellettuale, ma soprattutto uomo caratterizzato da sobrietà lessicale e mitezza argomentativa”. Inoltre, “la recentissima bufera mediatica che ha coinvolto in una trasmissione radiofonica Guido Barilla, accusato di ‘omofobia alimentare’ solo per aver dichiarato che la sua azienda ha come punto di riferimento principale la famiglia fatta da un padre e una madre, è davvero esemplare, anche per l’evidente mancanza di senso del ridicolo da tutte le parti”.

Sulla questione interviene anche il direttore del giornale Marco Tarquinio, secondo cui “sono anni che i cattolici e i laici che affermano le salde e civili idee che oggi vengono definite ‘della tradizione’ si ritrovano sul banco degli imputati come ‘intolleranti’ e ‘discriminatori'”. Ma “la realtà è tutt’altra”: “Prima il lavorìo per arrivare a una legge che promette di combattere l’’omofobia’ e si avvia, invece, a manomettere il nostro diritto penale introducendo una supertutela ‘ad personas’ (se picchiassero me e mia moglie, dovrebbe contare meno di un eguale trattamento riservato a due persone omosessuali: perché?) con modalità che, per di più, minacciano di ferire gravemente la libertà di pensiero e di opinione”. Poi, “una piccola serie di tentativi di cancellare burocraticamente ‘papà’ e ‘mamma’ dal lessico ufficiale delle amministrazioni locali”. Ora, prosegue Tarquinio, “questo attacco smodato e insensato a un uomo d’azienda che, con tono garbato e nessuna polemica, aveva osato rivelare di concepire la famiglia come il luogo nel quale un padre e una madre crescono i propri figli e, per questo, ha ammesso di non essere intenzionato a promuovere i propri prodotti alimentari usando coppie di persone omosessuali”. A proposito della campagna per il boicottaggio della pasta Barilla, Tarquinio parla di “un boomerang”, che “smaschera ancora una volta quel tenace e becero ‘luogocomunismo’ secondo cui chi difende la famiglia, così com’è definita nella nostra Costituzione, sarebbe ‘contro’ le persone omosessuali”.