In quale luogo si potrebbe meglio coniugare un’analisi lucida e impietosa dei mali del capitalismo finanziario e ultraliberista che ci ha portato all’attuale crisi con l’aspirazione a una società più giusta, incrociando la lettura cristiana della speranza e della solidarietà con l’organizzazione di campagne rivolte a eliminare le “fabbriche di povertà’”?

All’eremo di Ronzano tra le ubertose colline che si affacciano su Bologna e la circondano di una verde cintura, in un clima d’intensa e attenta partecipazione, si è discusso dal 20 al 22 settembre scorsi, di come poter far germogliare “semi di speranza” in un’umanità demoralizzata dalle fatiche di una lunga crisi che assume sempre più i caratteri di catastrofe economica e sociale.

Si sono misurati in questo confronto personalità di diverso orientamento, com’è nella tradizione culturale del centro, religiosi e laici, credenti e non credenti, perché, come papa Francesco sta indicando: bisogna parlarsi e confrontarsi ma soprattutto impegnarsi e lottare insieme.

Tre giorni intensi di discussioni, cui hanno partecipato tra gli altri: Vito Mancuso, Flavia Franzoni, Don Alessandro Santoro, Riccardo Petrella, Mons. Luigi Bettazzi, Fra Alberto Maggi.

Il clima degli incontri, ancor di più di quanto gli argomenti lasciassero intravedere, è stato caratterizzato da grande partecipazione, di giovani e non giovani; la Bologna impegnata nel sociale, nell’Università e nel proprio lavoro, ha posto acuti interrogativi su com’è possibile trovare risposte concrete alla crisi che falcidia le condizioni di vita di migliaia di persone, ai problemi enormi che essa riverbera sul sistema di welfare, fino ai dilemmi che queste trasformazioni comportano sul concetto di fede ed etica, se abbia o no senso coltivare la speranza e come questa agisce nell’animo umano.

L’esperienza comunitaria delle “Piaggie” quartiere popolare di Firenze raccontata da Don Alessandro Santoro, si misura nel dare risposte concrete ai bisogni delle difficoltà antiche, acuite dalla crisi; la comunità fondata da padre Marella a Bologna, illustrata da Massimo Battisti, è un altro esempio di come una città possa donare per sostenere chi ha bisogno e su questo costruire una forte realtà solidale, dove l’umano non è più solo; su un altro piano il progetto internazionale “banning poverty” dichiariamo illegale la povertà entro il 2018, è stato illustrato nel contesto della crisi economica mondiale dal promotore prof. Riccardo Petrella, così come Flavia Franzoni ha chiarito le conseguenze della crisi dei conti pubblici sul welfare e le risposte che le istituzioni, soprattutto a livello regionale, stanno costruendo per supplire al deficit e all’aggravarsi della situazione sociale.

Ha cercato di dare una risposta di senso l’intervento conclusivo di Vito Mancuso che ha spaziato su quattro capisaldi: chiarire cos’è e cosa si può intendere per speranza, è tensione, mancanza, particolare forma di energia che qualcosa nella realtà non è come dovrebbe e vorremmo che fosse. Quale può essere l’obiettivo della speranza, in altre parole cosa vuoi? Che cosa desideri? Cita Marco Aurelio “ogni uomo vale tanto quanto le cose di cui s’interessa” e la passione come elemento fondante della speranza. Cosa dice di noi umani il fatto che speriamo? Le esperienze storiche ci dicono che libertà = disuguaglianza, mentre la sinistra è stata incapace di disegnare il mondo e di realizzare il paese ideale, Darwin e Nietzsche sono i profeti del nostro tempo, senza etica non c’è nemmeno trascendenza. Il fondamento della speranza è la luce dell’uomo interiore (Sant’Agostino).

Don Luigi Bettazzi, nell’omelia durante la funzione religiosa, ha ricordato come, per combattere la povertà, fede e speranza non possono essere disgiunte da coerenti comportamenti d’impegno generoso sul piano individuale e collettivo.

Lo splendido tepore di un sole luminoso ha coronato quest’incontro, purtroppo condizionato dal timore di un possibile smantellamento del centro a causa della notizia che a ottobre, per ordine del Consiglio Regionale dei Servi di Maria, i frati dell’Eremo di Ronzano dovranno lasciare la struttura, dando luogo allo smantellamento del centro che è luogo di attività culturali, sociali, di partecipazione e di meditazione da decenni, punto di riferimento per tutta la città.

L’appello promosso, al Priore provinciale, Fra Gino Leonardi, per scongiurare questa decisione che appare del tutto immotivata, a danno di un luogo di incontro di alto valore etico e sociale, si può sottoscrivere on line andando sul sito dell’Eremo http://www.eremodironzano.it/.  Sono già state raccolte oltre mille firme.