Faccio il lavoro più bello del mondo. “Grazie tante, gironzoli in assenza di peso nel blu, al cospetto di panorami che tolgono il fiato!”. No, non è solo quello. “Osservi da vicino indisturbata i comportamenti di specie animali che tanti nemmeno sanno esistere!”. No. O meglio, nì. Perché, sì, osservo indisturbata l’ethos di animali meravigliosi, sott’acqua, ma soprattutto fuori. Ho modo di assistere a scene epiche anche senza immergermi.

Tenere corsi crea una casistica di episodi, nel corso del tempo, assolutamente invidiabile. Quando si esaurisce l’addestramento, se sei stata brava e aggregante, addirittura carismatica, gli allievi continuano a seguirti e diventano amici con cui periodicamente ti incontri per un giro al mare, immersioni di piacere, cene e bagordi vari.  Insegnare ad altri un’attività nuova, con la quale magari non si sono mai cimentati, ti colloca in un osservatorio del tutto privilegiato, non vista. Perché loro sono talmente presi dal districarsi in quel tripudio di informazioni e oggetti nuovi, che non si accorgono che tu li stai studiando dalla tua posizione. Personalmente lo trovo fantastico. E divertentissimo.

Non scorderò mai la classe di “allievi biodegradabili”, per esempio. Secondo la teoria del mio caro collega, nonché sodale di immersioni e amico carissimo Giorgio Maria Pini Mazzanti Viendalmare, esistono i “briefing idrosolubili”. Briefing*, cioè, che una volta pronunziati, coll’ingresso in acqua dei subacquei, sciaff! si sciolgono a contatto con l’elemento e vanno perduti  per il fluido, con tutte le informazioni e basiche norme da rispettare. Ognuno fa come gli pare, in sostanza, e tanti saluti al tuo lavoro di spiegazione!

Dicevo dunque che alla stessa maniera, io ho avuto una classe di allievi, appunto, biodegradabili. Arrivati sul punto di immersione con la barca, vestiti da capo a piedi da perfetti subacquei di primo livello, con lo snorkel al posto giusto, la cintura coi pesi nuovi fiammanti sistemati al millimetro uno dall’altro, le pinne ancora intirizzite dalla confezione dove sono state alloggiate per settimane in negozio, belli come il sole, precisi, con tutte le loro cosine al posto giusto, ancora odorosi di neoprene (e non ancora, ahiloro, di canino bagnato, come si sa succedere alla lunga)… ebbene, aiutata dal mio fido assistente mi tuffo, e loro mi seguono a breve.

Appostati come da standard di sicurezza vicino al pallone ci diamo un OK generale per iniziare a scendere, e cominciamo lentamente a guadagnare il fondo dove svolgeremo i nostri esercizi del corso-base. Ebbene: prima della fine della lezione gli allievi mi si smontano in acqua. Giuro. Uno mi continua a volare verso la superficie, e lo recupero una, due, tre volte. Alla centoventesima mi accorgo che non ha più la cintura! E Dio solo sa come abbia potuto rimanere in qualche modo sul fondo, nel frattempo.

La fisica non è una scienza esatta. Ripeto. La fisica non è una scienza esatta. Almeno non quando siete sott’acqua con una classe di allievi. Un’altra si accorge di non aver più una pinna. E via, organizza subito con colleghi istruttori, assistenti e chiunque passi per caso una caccia al tesoro nelle vicinanze, salvo poi realizzare che la corrente se l’è allegramente portata via decine e decine di metri più in là. E più giù!

Naturalmente lo snorkel che ti aveva commosso, facendo bella mostra di sé sul lato sinistro della maschera del tuo allievo se n’è volato via chissà dove, perché non era fermato dall’apposito fattapposta, bensì saldamente passato sotto il cinghiolo della maschera, e dopo ottanta ripetizioni dell’esercizio “togli e rimetti la maschera. Svuotandola, magari. Ecco, bravo, però “soffiando” non inspirando l’acqua col naso!” mentre te recuperavi quello che pallonava, tenevi quella che si ribaltava tipo coccinella coi pesi della cintura che andavano dappertutto in barba alla sullodata disposizione millimetrica, quello (lo snorkel) era bello che perso e tu non te ne sei accorta e se anche te ne fossi accorta hai finito le mani per il recupero e, o hai un assistente sveglio e sul pezzo, o addio. Insomma alla fine della sessione di pratica in acqua sono riemersa con la classe smontata. Biodegradabile, dunque. Poi dicono che l’attrezzatura è waterproof.

*quella serie di informazioni che si danno ai subacquei una volta sul punto di immersione, affinché sappiano che genere di ambiente stanno per visitare, e tutte le specifiche del caso: direzione della corrente, profondità operativa massima, durata del tuffo, etc.