Women with a Vision“, ‘Donne che hanno una visione’, si chiama la mia sessione al prossimo convegno WinConference l’organizzazione mondiale a cui partecipano donne da più di 40 Paesi del Mondo. Con me  la ministra dell’Interno islandese, una nota artista indiana, la presidente di HP Norvegia, la CEO di un’azienda nigeriana. Racconterò delle ragazze e dei ragazzi italiani, che in questi quattro anni mi hanno convinta che vale assolutamente la pena di investire tempo e risorse su di loro.

Nella mia relazione dirò di come il coraggio sia la dote oggi più rara e al contempo più preziosa. Narrerò di come sia difficile  scegliere spontaneamente di stare là dove oggi è più difficile essere: in Italia, ad innalzare il livello di consapevolezza sui diritti delle donne. Tema più impopolare non c’è.
In un Paese situato all’ottantesimo posto del Gender Gap, indice che definisce il divario esistente tra i generi, ed  è bene ricordare che quasi tutti gli altri Paesi europei sono tra i primi venti, si fatica ancora a proporre temi che non definirei femministi, bensì indispensabili.

Tempo fa sono stata invitata dallo Svenska Institut, Istituto di Cultura svedese, ad una full immersion nel loro sistema di Gender Equality  (la Svezia è al 4 posto del Gender Gap). Il primo appuntamento mi aspettavo fosse con il Ministero delle Pari Opportunità: con sorpresa venivo condotta al Ministero dell’Economia e delle Finanze dove ero accolta con grande rispetto e gentilezza e dove mi veniva spiegato che occuparsi di questioni di genere è per loro importantissimo visto che “migliorare nel gender gap significa aumentare il pil”.  “Vede – continuavano – noi lavoriamo per una maggiore occupazione femminile,  per potere disporre di asili per tutti:  più donne che lavorano significa migliore economia per il Paese. Cioè per tutti”. Ecco,  insieme a  molte altre donne oggi, lavoro per questo medesimo obbiettivo.

I bambini, le bambine guardano molta pubblicità, si divertono, ne conoscono a memoria slogan e motivi musicali. Dalle immagini i giovani prendono ispirazione e modelli.
Il recente discorso della Presidente Boldrini,  stimola una riflessione necessaria ed urgente: le donne nelle pubblicità sono troppo spesso raffigurate come casalinghe e madri servizievoli. Lo dice bene anche Annamaria Testa, quando propone di aumentare il numero di ruoli  femminili all’interno delle proposte pubblicitarie: c’è la madre, ma ci sono anche le  professioni delle donne: artigiane, artiste, operaie, impiegate, dottoresse, avvocate, magistrate, e mille altre ancora.

“Zanardo ma dove sono i modelli a cui ispirarci?” mi chiedono le ragazze  nelle scuole. La televisione e la pubblicità possono essere formidabili mezzi di comunicazione  per proporre ruoli  femminili innovativi  e contemporanei.
E’ feroce ed elitaria la proposta che avanzano alcuni: che siano le famiglie a proporre modelli, che sia la scuola!
E cosa facciamo con quei ragazzi e con quelle ragazze le cui famiglie non sanno offrire modelli? E come fingere di non sapere che la scuola arranca se gli investimenti latinano, così come sta accadendo da anni?

Io credo che una proposta fatta congiuntamente alla Tv pubblica, alle aziende e alle agenzie di pubblicità possa giungere come uno stimolo prezioso: lavoriamo insieme  per migliorare il Paese, contribuiamo a creare un contesto sociale dove circolino modelli che venga voglia di seguire, che siano fonte di ispirazione, che contribuiscano a migliorare le nostre vite.

Non c’è bisogno di eliminare casalinghe sorridenti e mamme servizievoli che servono a tavola: ma per favore facciamo che non siano l’unica proposta! E’ sufficiente varcare la frontiera e scoprire che ci sono altre possibilità per stimolare i consumatori.

Sono madre anch’io, amo cucinare per mio figlio e mia figlia: ma che questa non diventi la mia, la nostra gabbia.
Abbiamo lottato per i nostri diritti che significa potere scegliere di essere madre, poter scegliere di essere moglie.
Non  ingabbiateci  in questi ruoli, resi unici e totalizzanti anche, non solo ma anche, da modelli televisi e pubblicitari superati.
Costruiamo insieme.